Dark Light


di Cristina Pallotta

Silenzi pieni di parole. Sguardi che parlano. Siamo noi. Io e te. Sono dodici anni che condividiamo la nostra quotidianità. Per qualche anno siamo stati soli. Io e te. La sera preferivo leggere un libro o guardarmi un film anziché uscire. Così non ti lasciavo da solo. 

Le domeniche di primavera ce ne andavamo al mare. Dentro casa hai combinato di tutto quando eri cucciolo. Mobili personalizzati a tuo piacimento in base alle varie fasi della tua dentizione. Sedie cambiate tre volte. Vestiti strappati. Scarpe ridotte a brandelli. E poi piume al vento. Già. Tante piume al vento. Di ritorno dal lavoro. Un pomeriggio di quelli pesanti, apro la porta di casa. Il pavimento della sala ricoperta di piume. Erano quelle dei cuscini del divano. E tu, tutto felice per il capolavoro, che mi corri incontro con tutte piume appiccicate sul muso. Con gli occhi increduli e le mani tra i capelli, non riesco a punirti e scoppio in una risata di quelle che ti fanno dimenticare le arrabbiature della giornata. Sempre in quei mesi della tua “infanzia ribelle”, ne hai combinata una che resterà nella storia. Mentre presentavo una serata dell’Avis, in casa mia arrivavano i vigili del fuoco. Ovviamente a mia insaputa. Torno a casa dopo aver trovato diverse chiamate perse da parte del mio vicino. Il proprietario del bar, ancora aperto, mi dice: “Cristì, sono appena andati via i pompieri da casa tua. Comunque tranquilla, tutto a posto!!”. Mentre cercavo di elaborare nella mia mente una situazione più o meno vicina alla realtà dei fatti, ecco il mio vicino che mi spiega tutto. Mojito furibondo o spaventato che non smetteva di abbaiare. Io non rispondevo al telefono e neppure al campanello. Preoccupato per il continuo abbaiare di Mojito, ha pensato a un mio malore. Nell’incertezza ha chiamato i vigili del fuoco per accertare che fosse tutto sotto controllo. Lo era per fortuna. Tante volte ho provato a immaginare il tuo muso quando hai visto entrare i pompieri dal balcone. Col tempo ho capito il motivo di quell’abbaiare: non ti erano simpatici i nostri dirimpettai. Con il tempo hai saputo adeguarti alle mie assenze durante il giorno, ai miei cambiamenti. Hai accettato chi è arrivato in casa dopo di te. Adori Elsa.

Mi hai visto piangere tante volte, disperarmi in alcuni casi. E sei corso verso di me. Come se volessi abbracciarmi, accarezzarmi con le tue zampe. Con delicatezza. Con quel muso addosso che mi dava calore. Amore. Mi hai visto felice e hai condiviso con me quella gioia, agitando forte quel pezzetto di coda. Hai vissuto con me la mia gravidanza. Non mi sono dimenticata. Non mi hai lasciato sola un attimo. Soprattutto quando stavo a riposo. Sempre lì, quasi a controllare che fosse tutto a posto. E poi le nostre passeggiate, seduti sulle scale di una chiesa, o il nostro giro la sera dopo cena. 

I nostri viaggi e le nostre vacanze in montagna.

Tu sei questo. Imprevedibile. Matto. Buono. Affettuoso. Protettivo. Sempre affamato. Fedele.


Per Natale hai sempre i tuoi regali, da parte di tutti noi. Perché tu sei noi. Sei parte della mia famiglia. Un familiare stretto.

Il nostro è un legame forte, sincero. Unico.

Spero di darti tutto l’amore e l’attenzione che dovrebbero avere tutti i cani al mondo. Sei la mia ombra. E poi lo so. Sei geloso di me. Provi a nasconderlo ma di tanto in tanto esce tutta la gelosia che è in te.

Ogni volta che stai male io sto male con te. Per una zampa dolorante, per un’indigestione, per un’otite. Mi sento morire per un qualcosa che salta fuori all’improvviso e mi strappa un pezzo di cuore. Non lo scorderò mai. Il suono della tua medaglietta quando sei sceso da quel tavolo della clinica Tyrus di Terni. Io ero nella sala d’aspetto. Tu eri con Emanuele e i medici. Dovevano dirci la natura di quella cisti che giorni prima la nostra veterinaria Damiani ti aveva trovato. Quel suono della medaglietta si fa più vicino. La porta finalmente si apre. Tu mi corri incontro. Il sorriso di Emanuele parla da solo. È benigno! Niente di preoccupante. Un abbraccio infinito tra te e me. Un abbraccio interminabile. In quell’abbraccio si scioglie il mio pianto di gioia e tutta la tensione di quei giorni. Il dottor Bargellini mi spiega tutto e mi rassicura. Quel pezzo di cuore spezzato piano piano torna nuovamente a battere. Torniamo a casa. Sulla cartellina della clinica con dentro ricetta ed esito dell’ecografia una poesia di Alda Merini. “Anima che accarezzo a sera, e sei un cane stanco, ma un cane sempre fedele. Un cane che balbetta un nome: padrone, padrone mio. Non lasciarmi anima cane, non lasciarmi mai”.

Tu, la mia anima cane. Lo sguardo più sincero e fedele che abbia mai incontrato.

Oggi compi 12 anni. E non sono pochi. A volte capita di pensarci. Credo sia inevitabile. Anche se poi istintivamente cerchi di allontanare quel pensiero. Ci pensi, che un giorno, spero il più tardi possibile, te ne andrai lontano.

Vorrei anch’io poterti fare un regalo prezioso come quell’amore che ci doni. Se mi fosse concesso, ti regalerei il tempo. Tanto tempo ancora. Per farti rimanere accanto a noi. Per sempre. Purtroppo questo prezioso regalo non posso fartelo. E allora da me avrai un “buon tempo”. Il migliore che possa darti. Ecco. Io e te siamo questo. E ce lo diciamo con ogni sguardo il bene che ci vogliamo. Ce lo diciamo sempre. Senza parlare. Grazie di esserci Mojito mio. Grazie di aver scelto di starmi accanto. Sempre. Da sempre. Grazie per essere il cane che sei. Grazie di aver scelto di essere il mio cane quel pomeriggio di agosto di tanti anni fa. Grazie a chi ti ha portato a me. E oggi te lo dirò ancora una volta. Te lo dirò a modo nostro. Guardandoti negli occhi. In quei silenzi che nessuno sa.

 

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