Dark Light

Il giorno prima degli esami.

Il 18 giugno ci siamo ritrovati.

Quarant’anni dopo.

La 5F Ragioneria del 1986.

Alcuni li incontro ancora, con altri l’amicizia e la frequentazione non si sono mai interrotte. Altri, invece, non li vedevo da allora. Eppure bastano pochi minuti perché il tempo si accartocci su se stesso e ci si ritrovi di nuovo lì: ragazzi, pieni di sogni, paure, speranze e incoscienza.

È sempre piacevole stare in compagnia dei miei compagni del Ragioneria. È stata l’occasione per risvegliare emozioni e ricordi di un’età vissuta appieno: spensierata, libera, spericolata. Col Vespone, col Ciao o col Sì, con i Dire Straits e i Queen come colonna sonora.

Il mio ultimo anno al Ragioneria è stato difficilissimo.

Ero nel pieno del mito dell’eroe negativo e quindi inseguivo record negativi. Ritrovo un minimo di lucidità soltanto nel secondo quadrimestre e vengo ammesso agli esami per il rotto della cuffia.

Mi chiudo in casa a studiare per recuperare mesi di stupida e irresistibile follia. E ci riesco.

Per venti giorni taglio i contatti con quella follia. Sono centrato, concentrato sull’obiettivo. L’analisi di quei giorni, la scoperta dell’ovvia equazione – almeno per gli adulti – impegno uguale risultato, segna l’inizio di un nuovo capitolo della mia vita.

Il giorno prima degli esami riflettevo proprio su questo.

Pensavo che avrei ottenuto ciò che alla fine meritavo. Non ero in ansia. Avevo fiducia in quella che immaginavo essere una sorta di giustizia universale.

Ricordo perfettamente i pochi chilometri da casa al Savi, la mattina della prova scritta di italiano: in auto, con Sultans of Swing a palla.

Arrivo carico.

Parcheggio.

Salgo.

Mi siedo.

Aspetto.

Eravamo solo io e il foglio bianco su cui dovevo ancora scrivere tutta la mia vita.

Ho scritto un buon tema.

Un tema che ancora devo consegnare.

Si chiama vita.

Alessandro Alfonsini

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