Dark Light

Quattro amici al bar. A dirla tutta dovevamo essere cinque. Ma all’ultimo momento Chiara ha avuto un imprevisto. Per essere precisi, non eravamo nemmeno al bar, ma al Lab, noto locale del centro. Per l’esattezza, non eravamo quattro semplici amici, ma compagni di scuola, delle medie. Che non si vedevano da oltre dieci anni.

Ed è andata bene. Perché l’ultima volta che eravamo seduti intorno a un tavolo, per ritrovarci, di anni, ne avevamo impiegati 20.

Siamo quelli della B. 2B. Che poi, ovviamente, abbiamo frequentato anche la terza, ma suona meglio così: classe 2b, come la canzone Lisa dagli occhi blu. Anche se in classe nostra, di Lisa, non c’era nessuno.

Siamo quelli della Fantappié. Quando la Fantappié era a piazza Dante. E accanto alla nostra scuola c’era l’Ipsia.

Tra un brindisi e l’altro, non poteva mancare il classico tormentone che scatta puntualmente tra vecchi compagni di classe.
Vi ricordate  quando

oppure..

Indovinate chi ho incontrato?

O ancora: Ma vi ricordate quanto mi piaceva cosocoso.. Come si chiamava? Vabbè, quello che faceva la E. Biondo, che stava con quell’altra.. Cosa.. quella della D. Che avevano sospeso, perché l’avevano beccata che fumava al bagno. Vabbè, quando mi viene in mente ve lo dico.

Ma invece, che fine ha fatto la tipa della C, che si vestiva sempre con le minigonne, sempre tutta truccata.. quella che è stata fidanzata per un botto di anni con il fratello di Marco. Mai più vista!

Ho incontrato invece al matrimonio di una mia amica, quell’altro, quello che avevano bocciato tipo due volte in prima. Ve lo ricordate? Quello che mi ci ero messa insieme in gita quando siamo stati a Gardaland!

Quello della D?

No!! No, quello della D! Quello carino, un po’ antipatico, con gli occhi chiari.

Eh, della d. Quello che ci sei stata insieme l’ultimo anno.

Nooo. Ci sono stata insieme solo in gita! Perché poi al ritorno si era messo con un’altra. Mi sa che ho ancora la foto incollata tra le pagine del diario. Quanto era bello! Che poi si è sposato con la sorella di una ragazza che conosco. Adesso è bruttissimo. Fa il commercialista. Si è ingrassato, gli sono caduti i capelli. Veste antico! Un’altra persona!!

I professori li avete più visti? Vi ricordate quanto era stronza quella di matematica? Forse i numeri io li ho iniziati a odiare in quegli anni.

E invece quella di geografia?

Per carità. E chi se la ricorda la geografia di quegli anni! Ricordo solo che, se non avevi studiato, potevi provare a salvare la faccia citando le industrie siderurgiche, i campi lasciati a maggese e le barbabietole da zucchero.

Tutto sommato la nostra era una classe nella media. Immancabile il secchione di rito, idem i casinari ripetenti, la prof sulla quale ironizzare, il professore da temere. La cosa a caso da cercare disperatamente nello zaino per non incrociare lo sguardo dell’insegnante quando sta per interrogare. La giustificazione da inventare al volo per non aver studiato. La filastrocca alla cattedra, recitata a turno da alcuni in maniera impeccabile: Professorè, ho studiato. Ma adesso proprio non me ricordo. Oppure il classico Mi so scordato il libro in classe.

Flash di una vita fa. Siamo usciti dalle medie nel 90. Un anno dopo sulla Rai avrebbero trasmesso la prima stagione de I Ragazzi del Muretto e l’anno successivo, su Italia 1, la prima puntata di Beverly Hills. Eravamo ragazzini. Generazione di adolescenti, con l’infanzia vissuta negli anni ‘80. In terza media con le prime feste, con la musica di quegli anni. Il gioco della bottiglia, il ballo della scopa. Obbligo o verità. Con la speranza di fare la penitenza proprio con quello che ci piaceva. Le prime volte al cinemadi pomeriggio. Le prime cotte. I primi baci. I primi due di picche. Gli esami di terza media mentre l’Italia viveva le sue notti magiche con Baggio e Schillaci con la Nazionale ai Mondiali. La prima estate con il motorino per chi aveva compiuto 14 anni.

Chiara e Giulia sono sempre state al primo banco insieme, nell’ala destra della classe. Andrea e Giovanni, sempre al primo banco, ma nella fila centrale, praticamente a un passo dalla cattedra.

Ragazzi, facciamo un altro giro? Ma sì! Domani lavoriamo tutti, ma chi se ne frega. Ci dobbiamo vedere da dieci anni.

Tra risate con le lacrime agli occhi e con gli occhi lucidi per altre emozioni più recenti abbiamo rivissuto pezzi di vita che era giusto ricordare. Fotogrammi di un nostro passato che di tanto in tanto è bello ritrovare e rivivere proprio con chiquel passato lo ha condiviso con noi tanti anni fa.

E poi che fai, non ricordi i momenti di dieci anni fa, delle cene che facevamo? Quando ci eravamo ritrovati, da adulti?Quando avevamo ripreso a vederci. Fino a quando poi ci siamo persi di nuovo, tra impegni e i tanti dai, organizziamo. Dobbiamo vederci presto”.

Tra matrimoni, convivenze, figli; storie vissute, finite, o mai cominciate. O tra storie finite perché cominciate ma troppo vissute. Tra imprevisti da gestire, trasferimenti, traguardi e impegni lavorativi, chi da libero professionista, chi nel pubblico. Tra attese, prove ed esami da superare. Ma non più quelli sui banchi di scuola.

Dieci anni pieni di vita. Con diversi periodi non sempre facili, tra batoste e decisioni da prendere. Tra cambiamenti e sconvolgimenti di programmi. Alcuni anche piuttosto recenti. Comunque, siamo sempre in piedi.

Un po’ come quei pini di Roma che canta Venditti nella sua Notte prima degli esami. E che La vita non li spezza.

Da qualche giorno, sul nostro telefono, c’è l’ennesimo gruppo whatsapp. Altri due compagni di classe si sono già aggiunti.

Ma non è uno dei tanti gruppi che si autodistruggerà dopo un compleanno, un capodanno, o qualche altra ricorrenza da festeggiare. È una chat che resterà e che ci farà compagnia anche se non la useremo tutti i giorni.

Sappiamo che cè, e sta lì. La foto è quella di noi quattro,della settimana scorsa, felici di esserci ritrovati. Accanto alla foto, il nome del gruppo: Classe 2B.

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