Dunque, mi presento. Il mio nome è Diana. Sono nata a Roma e da anni vivo negli Stati Uniti con la mia famiglia. Tra pochi giorni sarà di nuovo Natale e come ogni anno, con nostalgia per il tempo passato, apro il mio libro di ricordi sulle allegre feste natalizie della mia felice infanzia. I miei primi sei Natali li ho trascorsi a Roma, nell’appartamento di via Luigi Kossuth in zona Portuense, dove con mio fratello Chris aspettavamo, in barba al sonno, il vecchio Babbo Natale. Ricordo la casa, la nostra stanza dei giochi, l’albero di Natale sempre uguale negli anni, la cucina imbandita per la colazione natalizia. A volte mi chiedo quante di queste immagini siano ricordi veri e quante invece siano frammenti di vecchie fotografie che la mia mente ha trasformato in storie — ma in ogni caso, le sento come reali. Ricordo anche che appena svegli ci intrufolavamo in punta di piedi nel salotto dove si trovava l’albero con tutte le lucine accese, per scoprire quali meravigliosi regali Babbo Natale aveva lasciato per noi. Sono quasi certa, in quella occasione, di aver chiesto alla mia mamma come era possibile che Babbo Natale fosse arrivato nella nostra casa visto che non avevamo il camino, come invece leggevamo nei libri delle favole. Non ricordo cosa mi rispose, ma riuscì di sicuro a togliermi ogni dubbio. Intorno ai miei sette anni la mia famiglia, per lavoro, decise di lasciare Roma per trasferirsi negli Stati Uniti, nel bellissimo e verde Stato dell’Oregon. Un cambio di vita notevole per tutti, anche se per noi bambini non fu difficile inserirci tra i nuovi coetanei perché, grazie alla mia mamma americana, parlavamo già in inglese, però ricordo come adesso la forte nostalgia che mi aveva assalito per la lontananza dei nonni e dei cuginetti rimasti a Roma, che temevo di non rivedere mai più. Ma la nuova vita e la scuola, mi distrassero dai tristi pensieri. Dopo vari spostamenti siamo andati ad abitare in una bella cittadina a noi sconosciuta che si è presentata ai nostri occhi di bambini con graziose case e ampi giardini e con grande nostra meraviglia, camminando tra una strada e l’altra, ricordo che non vi era nessun palazzo, come quelli di Roma, che poteva toglierci la vista dei boschi! E la casa, pensate un po’, aveva anche un camino vero! Molti dei miei felici ricordi di Natale sono legati proprio a quella prima casa e se oggi, tra i tanti, dovessi sceglierne uno, be’ questo è il Natale dei miei nove anni. Direi uno straordinario Natale, perché da Roma giunsero nella nostra nuova casa alcuni rappresentanti della mia lontana famiglia, nonna Rosa, la zia Etta e il piccolo cuginetto Luca. L’emozione generale rese quelle feste natalizie davvero fantastiche, sia per i nuovi arrivati perchè era il loro primo viaggio negli Stati Uniti, che per noi che li riabbracciavamo dopo tanto tempo. E per suggellare la magia di quella festa, arrivò anche la neve! In più, come da tradizione di ogni vigilia di Natale anche quell’anno andammo tutti alla messa di mezzanotte. Ricordo che in chiesa, per tutta la durata della funzione natalizia, restai con la testa alzata a guardare il soffitto per vedere se Babbo Natale si era nascosto lassù. Mi chiedevo, dove sarà? Sarà già arrivato? E quanti tetti avrà già visitato? Ma soprattutto, quanto tempo ci avrebbe messo ad arrivare da noi! Tornati a casa, la mamma aiutò me, mio fratello Chris e il piccolo cuginetto Luca a preparare vicino al camino un benvenuto per Babbo Natale: un piatto bianco con sopra dei biscotti, un po’ di sale per le renne e una letterina scritta da noi a mano con molta cura, in inglese e in italiano e.. con qualche errore ortografico! Poi, noi bambini tutti a letto, con la speranza in ognuno di noi di riuscire a restare svegli abbastanza per sentire un possibile rumore, dei campanelli, dei passi, qualsiasi cosa che ci potesse avvertire dell’arrivo di Babbo Natale. Ma il sonno, come sempre, arrivò per primo. La mattina di Natale imbiancata di neve, in pigiama ci precipitammo in salotto con un’emozione incontenibile. “Babbo Natale è venuto a casa nostra?!” La risposta, ovviamente, era sì! Babbo Natale era passato nella notte e ne avevamo la prova perché i biscotti erano spariti, il sale era scomparso, tanti regali aspettavano sotto l’albero e c’era pure un suo biglietto di ringraziamento poggiato sul piatto, che ormai conteneva solo briciole di biscotto. Ma ciò che ricordo ancora fu la scoperta che ci lasciò sbalorditi nel vedere le impronte delle renne bene impresse sulla cenere del camino da dove era sceso Babbo Natale! Ohhh! Non ricordo bene la reazione di mio fratello — era di tre anni e mezzo più grande di me ed era un po’ diffidente — ma ricordo perfettamente i nostri salti gioia ed entusiasmo che ci portarono a fare dei giravolta per la stanza! Allora Babbo Natale esiste davvero, ormai lo sapevo nel profondo del mio cuore! Quel ricordo indelebile resta uno dei mattini di Natale più felici della mia vita — un ricordo che ancora oggi mi scalda il cuore. Buon Natale a tutti!
Diana Germano