Dark Light

Oggi è Michael Del Moro a raccontarci il suo Natale de ‘na volta. Sorianese, ingegnere, da anni alla guida dell’azienda di famiglia nel campo dell’edilizia, da febbraio 2020 presidente di Confartigianato Imprese di Viterbo e da giugno dello stesso anno anche presidente di Confartigianato Lazio. Ecco il suo racconto.

 

Appartengo a quella generazione (i nati nella seconda parte degli anni ’80) che probabilmente è l’ultima ad aver vissuto gli ultimi scampoli del “Natale di una volta”, quel Natale fatto di cose semplici, senza smartphone e social a disturbare la magia del focolare natalizio.

A Soriano, oggi come allora, il Natale iniziava il 6 dicembre, giorno del nostro Patrono San Nicola di Bari. Le scuole quel giorno erano chiuse e allora con mia mamma Miranda approfittavamo per andare a fare i primi regali di Natale, ma soprattutto i bambini sorianesi andavano a trovare Babbo Natale (che altri non è che l’erede del nostro San Nicola) al Castello Orsini, che, addobbato a Festa, abbandonava per il periodo festivo l’austerità tipica del maniero medioevale (nonché carcere fino al 1989) e si trasformava  nella casa di Santa Claus che in alcune occasioni ospitava anche le recite natalizie di noi bambini delle scuole elementari.

In giardino avevamo un grande abete, altissimo, e tutti gli anni papà Marcello con l’aiuto di qualche suo operaio, e di una lunghissima scala, lo addobbava con quelle palline di Natale colorate che si illuminavano, così anni ’80, ma così belle e così genuine, che davano veramente il senso della Festa.

Poi il presepe aveva un altro profumo perché con la nonna si andava nella “macchia” vicino casa sua (che in autunno ci regalava tanti bei funghi) a raccogliere il muschio vero, con quell’odore di bosco che mi sembra ancora di sentire se chiudo gli occhi.

Nei giorni precedenti al Natale ci recavamo sempre a Viterbo con mia madre e la mia amatissima Nonna Adele per gli acquisti che precedevano la Festa, in luoghi allora  così familiari, ma oggi così nostalgici perché legati a una Tuscia che non c’è più: si andava a comprare il baccalà rigorosamente al vecchio Consorzio Agrario, poi alla Centrale dell’Alto Lazio in Via Garbini (di cui i miei nonni come tanti altri agricoltori della nostra terra erano soci) per i latticini, la spesa grande alla Coop del Murialdo che all’epoca era il principale centro commerciale della città, e poi l’UPIM e l’immancabile passeggiata al Corso allora sfavillante e vivo come non mai. In tutto questo non poteva mai mancare la visione del Film Disney di Natale al Genio o all’Azzurro che usciva all’epoca sempre nel periodo delle festività.

Il Natale era veramente la festa della famiglia, per noi la Vigilia a casa della Nonna Adele o sotto la taverna di casa mia era veramente la serata più bella dell’anno. Mi sembra ancora di sentire l’odore delle frittelle, del salmone, di quelle cose buone che ti legano in maniera indissolubile all’infanzia. Tuttavia la cosa più terrorizzante della serata erano sempre le anguille nel loro sacchetto trasparente prima di essere cucinate, e io, lo confesso, ancora oggi non ho avuto il coraggio di assaggiarle. Però dopo cena si aprivano i regali e noi bambini rimanevamo estasiati tra Micromachines, Subbuteo, fumetti di Topolino e costruzioni della Lego o della Playmobil.

Dopo cena ci si spostava a casa dello zio Adriano dove c’era tutta la numerosissima famiglia paterna e si facevano le 3 di notte tra una partita a tombola, una a carte ed un racconto della Guerra in Russia del nonno Marsilio che tutti noi nipoti ascoltavamo affascinati.

Ma il giorno di Natale era l’apoteosi. Infatti se la famiglia di papà era numerosa, quella della mamma era enorme ed unitissima. Tutta le famiglia di mio nonno Vilfrido (6 figli) con mogli, figli e nipoti si riuniva puntualmente per festeggiare il Natale tutti insieme a casa di mia nonna o dalla zia “Peppina” in un meraviglioso caos di 40-50 persone che festeggiavano intorno alla nostra bisnonna “Giannina” matriarca di una cosi numerosa progenie. Quanti elmi fatti con le scatole del panettone insieme ai miei cugini, quante risate durante le partite del Mercante in Fiera, quanti pomeriggi natalizi passati a giocare insieme a quella infinita e variegata schiera di cugini di tutte le età.

È vero, il mio Natale di una volta era già a colori, non in bianco e nero, ma sembra passata un’era geologica per quanto il mondo è cambiato in questi anni. Se potessi scegliere un regalo, a Natale vorrei una macchina del tempo per poter rivivere quell’atmosfera magica e vedere piene quelle sedie che oggi purtroppo sono vuote.

È proprio vero, il Natale è la festa della gioia e della malinconia, però è proprio per questo che lo amiamo così tanto e magari tra 30 anni saremo qui a parlare del Natale 2022 come il Natale di una volta con un pizzico di nostalgia e tanta gioia nel cuore. Buon Natale a tutti voi!

Micheal Del Moro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Related Posts