Bauli. Pandoro classico. Verona. Ho sorriso quando ho visto i primi pandori sugli scaffali del supermercato la prima settimana di novembre. Novembre del 2017. Mancava poco. Quante volte, nei mesi precedenti, in quell’estate caldissima, avevo sperato di vedere presto arrivare i panettoni. E sai perché? Perché sarebbe stato il primo segnale che il Natale si stava avvicinando. E anche il mio appuntamento con te. Qualche giorno dopo, alla fine del Corso, all’altezza di via Mazzini, iniziavano a montare le luci. Le luminarie. Ci siamo. Ora manca davvero poco. Stavi per arrivare. E sei arrivata. Il 15 dicembre. Con attorno l’amore di chi, da tanto, troppo tempo, ti stava aspettando. Fu il primo “nostro” Natale. Oggi compi cinque anni. E stai diventando grande. Per il tuo primo anno ho scritto un racconto in cui ricordavo il giorno della tua nascita. Un racconto a cui sono molto legata e che conservo tra i miei scritti più belli. L’altra sera ho deciso di leggertelo. E tra una pausa e l’altra, tra un finto colpo di tosse e un invisibile moscerino negli occhi per nascondere la mia commozione, alla fine di quella mia lettura mi hai detto: “Mamma, è un racconto bellissimo”. In quel momento ho capito che quest’anno te ne avrei scritto e dedicato uno nuovo. Diverso. Per poi leggertelo, di fronte ai tuoi occhi curiosi e stupiti. Un giorno ti racconterò tante cose, amore mio. Stavolta ti racconterò quello che mi sta passando ora per la mente, che riguarda un po’ dei nostri giorni, un po’ delle feste di questi anni passati insieme. Non sono una mamma perfetta. E non lo sarò mai. Ma tu forse nemmeno la vorresti un’altra mamma, precisa, ordinata, che non dica parolacce.
Ti chiedo scusa se ancora non siamo riuscite a scrivere la letterina a Babbo Natale. Scusami per il tempo che ti ho sottratto, per dedicarlo troppo spesso alle priorità sbagliate. Scusami se ancora non ti ho portato a vedere il presepe a Casa di Santa Rosa che ti prometto tutti gli anni di vedere. Scusami se a volte alzo troppo la voce di fronte alla tua particolare insistenza quando vuoi fare o ottenere qualcosa per forza. È un po’ come alzare la voce contro me stessa. Perché abbiamo la stessa testardaggine. Che a volte ti farà dannare, altre volte ti farà sentire forte e fiera di te stessa e ti porterà a conquistare le gioie più grandi della tua vita. Le nostre feste di Natale sono sempre state semplici. Da quando ci sei, albero e presepe arrivano in anticipo. Prima dell’8 dicembre. Li prepariamo insieme con in sottofondo le nostre canzoni di questi giorni. La sera della vigilia la passiamo a casa dai nonni Gianni e Clara, insieme al babbo. C’è spesso la pasta con il tonno. Poi la zuppa di pesce, il baccalà cotto sulla brace dal nonno. E poi pandoro, panettone e torrone. Quando torniamo a casa prepariamo il latte caldo per Babbo Natale che arriverà per portarti i regali. Mettiamo sul tavolo anche dei dolci, facendo attenzione a non lasciarli troppo sul bordo perché altrimenti Mojito potrebbe arrivare prima di Babbo Natale.
Il giorno di Natale siamo sempre a casa dai nonni, ci sono anche gli zii Laura e Alessandro. Un anno arrivò anche Babbo Natale, aveva gli occhiali e tanti regali per te. Ma avevi solo un anno e ricordo non prendesti proprio bene quell’irruzione tra i regali che stavi già scartando. Come di consuetudine, i regali si scartano dopo pranzo. E tu hai sempre decine di pacchi da aprire. Dentro ci sono cose che tu hai chiesto a Babbo Natale. E siccome Babbo Natale è generoso, aggiunge sempre qualcosa che immagina possa piacerti. Nel pomeriggio e per la cena del 25 invece ci si trasferisce a casa dalla nonna Giova.
Un Natale davvero semplice, tesoro mio. Ma pieno di sorrisi e amore per te. Un rituale, che a parte i regali di Babbo Natale, somiglia molto a quello di dieci giorni prima. Il 15 dicembre, il giorno del tuo compleanno. Come sai alla mamma “narrAutrice” piace scrivere racconti. E a proposito di racconti, ieri, cara Elsa, ho pubblicato per il secondo anno consecutivo quello con i ricordi di Natale della nonna Clara. Ho messo anche la foto che mi aveva dato quando le avevo detto del racconto. Più di una persona mi ha ribadito la vostra somiglianza. E questa consapevolezza è una carezza sul mio cuore. La nonna ci si commuove ogni volta che glielo ricordo. Proprio come ha fatto oggi.
La sera, in questo periodo di festa, ti piace guardare I giorni dell’Avvento su Rai Yo-yo e ascoltare le canzoncine di Natale dei bambini dello Zecchino d’Oro.
Dopo cena vuoi vedere le tue foto di quando eri piccola. E allora costringi il babbo Lele a vedere per la centesima volta quelle foto. Di quando siamo uscite dall’ospedale pochi giorni prima di Natale. Di quando appena nata eri circondata dall’amore infinito di ognuno di noi.
Ecco, figlia mia. Volevo regalarti alcuni pensieri che parlano di noi. Della tua famiglia. Della tua storia. Della tua vita. Conserva questi preziosi ricordi. Questi giorni degli anni della tua infanzia. Un giorno, da grande, rileggendo queste parole e rivivendo nella tua mente istanti di queste feste, del tuo compleanno, frammenti di ricordi, parole, sorrisi, spero tu possa guardarmi negli occhi e dirmi: “Mamma! Che bello il mio Natale di una volta”.