Mi ricordo che era freddo quegli inverni dei primi anni ’80, la recita di Natale a S. Faustino, col copione imparato a memoria perché la Superiora te lo faceva ripetere all’infinito. Io recitavo la parte di Melchiorre, con una corona fatta di carta colorata in testa, a simboleggiare il Re Magio.
E così ci congedavamo dalla scuola per le vacanze di Natale, ed arrivava svelto il 24 dicembre. Mio fratello piccolo tutto imbacuccato col cappello di lana fin sopra gli occhi e da Via Larga si partiva nel tardo pomeriggio per andare dai parenti. Per non far torto a nessuno si “faceva” la Vigilia da una parte ed il Natale dall’altra, che poi era tra il Pilastro e “li Cappuccini”, i parenti del babbo e quelli della mamma. E fortunatamente eravamo tanti, tanti cugini, un sacco di bambini, zii, i nonni (non tutti purtroppo), il profumo di cucinato che ti rimaneva addosso per giorni, il presepio con lo specchio piccolo e tondo per simulare lo stagno e le luci ad intermittenza dell’albero di Natale, che era più il tempo che rimaneva spento, che quello in cui era acceso, vecchia tecnologia degli anni ’80; le vecchie pubblicità in TV che diventavano un tormentone per noi bambini: “tartufon c’est bon” (mica c’era il cellulare).
La nonna Maria, che purtroppo era non vedente ed io e mio cugino che, non appena arrivati a casa sua, l’andavamo a salutare, era un dovere istituzionale! Lei era seduta lì in cucina e noi due, uno a destra, l’altro a sinistra, ci scambiavamo il nome convinti di ingannarla… (stronzi bambini innocenti); lei teneramente esorcizzava il “suo” problema stando al gioco… fantastica la nonna!! E le cartelle della tombola colorate, dove sul retro noi bambini scrivevamo il nostro nome perché convinti che fosse la stessa dell’anno prima e quindi portasse fortuna; il mercante in fiera col Zì Mario, grande oratore ed incantatore che obbligavamo a tenere il banco perché ci sapeva fare. E poi il mitico Zì Bruno, quello più paziente coi bambini, che a ‘na certa, quando noi cugini eravamo all’apice della baldoria e non “ci tenevano più”, ci portava in camera a vedere i cartoni di Topolino o il Libro della Giungla… col proiettore. Si, il proiettore, quello con le pellicole avvolte nelle bobine di plastica, che per vederlo dovevi orientarlo sul muro più grande della stanza e dovevi togliere il quadro appeso per avere la parete libera, ma il chiodo sotto rimaneva e te lo ritrovavi lì, fisso, durante tutto il cartone animato (altro che hd e 4k)… ancora ho nel naso l’odore della pellicola che scorre.

Poi l’ora dei regali e la sorpresa nel trovare quel bel giocattolo che avevi visto qualche giorno prima all’ultimo piano dell’OKAY, nel reparto giocattoli…sembrava il paese dei balocchi per noi bambini nati negli anni ’70. Ed era in quel momento che sgamavi la grande bugia su Babbo Natale, qualcuno aveva “fatto spia” a qualche parente e magicamente quel bel giocattolo a cui ambivi tanto appariva a casa la sera di Natale!

Poi la notte di Natale finiva, i saluti, mio fratello in braccio a mia madre, io a mio padre e ci si addormentava cosi, col freddo pungente che ti scuoteva scendendo le scale per arrivare alla macchina; e si tornava a casa, tristi, ma non troppo, perché tanto il giorno dopo sarebbe stato ancora Natale.
Che belli quegli anni, molti affetti oggi non ci sono più, la vita ed il tempo che scorrono inesorabili dicono questo, ma certi ricordi rimangono impressi nell’anima e stamattina, micio micio li ho buttati giù a penna su un foglio, come negli anni ’80, forse per assaporare ancora quei tempi, di mattina presto, senza far rumore. Cristina è riuscita a farmi scrivere, erano anni che non lo facevo e l’ho fatto micio micio, forse per nascondere la mia commozione nel ricordare il Natale de ‘na vorta. Buon Natale!
Mirko Fiorillo