Abitavamo a via Erodiano, eravamo allocche perché abitavamo nella parte di sopra del paese…
In famiglia eravamo nove, tra fratelli e sorelle, cinque maschi e quattro femmine, c’era il mi babbo, la mi mamma; la più grande delle sorelle, Olga, era già sposata.
Si festeggiava tutti insieme, ma non soltanto noi di casa, anche i vicini, e si festeggiava nelle case di tutti, a giro.
Si festeggiava la vigilia e il Natale, e si mangiavano i maccaroni con la cioccolata, le noci e lo zucchero e c’era un profumo di noce moscata e cannella.
Alla vigilia si mangiava e mentre si aspettava la mezzanotte si giocava a tombola tutti insieme, oppure a mazzetto con le carte.
E il giorno si giocava a batticchia e a tappetti. Giocavamo insieme con i bambini del vicinato, c’erano pure la Maria di Gervaso e l’Antonia, abitavano vicino a dove abitavamo noi.
L’albero di Natale lo prendevamo nel bosco, lo “stracciabraghe”, si chiama così perché non era una pianta alta, ma faceva i rami più bassi delle altre e aveva i pallini rossi, allora si poteva raccogliere e poi lo addobbavamo con i mandarini e c’era qualche caramella, ce le regalavano quando si smontava l’albero.
Il Natale di una volta era bello, non c’era tanto, ma si stava bene, era in allegria e in famiglia, ed è quello che contava.
Arduino Ambrosini