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Per la rubrica Il Natale de ‘na volta, oggi Luigi Cozzolino ci racconta come nascono IpresepidiGigi, tra arte, amore e tradizione.

Il Presepe nasce da un ricercato rituale. Prima si crea il fondale, poi si sceglie il punto preciso in cui sistemare i personaggi. Il presepe è bello non solo quando lo fai, ma anche quando lo pensi. La suddivisione tra quelli a cui piace l’albero di Natale e quelli a cui piace il Presepe, tra alberisti e presepisti, è tanto importante che, secondo me, dovrebbe comparire sui documenti di identità… Il primo tiene in gran conto la Forma, il secondo invece pone ai primi posti l’Amore e la Poesia. Tra le due categorie non ci può essere colloquio, uno parla e l’altro non capisce. Quelli a cui piace l’albero di Natale sono consumisti, il presepista invece, bravo o non bravo, diventa creatore e il suo Vangelo è Natale in casa Cupiello” (Luciano De Crescenzo).

Nasco da genitori napoletani e inizio questo mio racconto con questa citazione proprio per far capire il fascino che, da sempre, il Presepe ha esercitato su di me. Ricordo l’ambientazione, creata da mio padre con del legno, e ricoperta di cartapesta: aveva una montagna centrale da dove nasceva una strada che si divideva in due sentieri, con staccionata in cartone,  che  convergevano in una piazzetta dove erano posizionate due grotte: una per accogliere la Natività e l’altra creata per ospitare una bottega. Pur essendo di dimensioni ridotte, ogni anno, con cura e precisione, mio padre restaurava le parti danneggiate e ripuliva i personaggi, piazzandoli negli spazi più idonei. Lo osservavo incantato, capivo quanto fosse per lui importante rinnovare la tradizione e, al contempo, sentivo accrescere in me la passione per il Presepe.

Questo rito, purtroppo, si è interrotto troppo presto: papà, a causa di una malattia, mi ha lasciato quando ero ancora un ragazzo e da lì ho iniziato a mettere in pratica i suoi insegnamenti ed allestire un mio Presepe. Ricordo che un anno ho esagerato: in casa non si poteva più usufruire di un bagno perché avevo tamponato la parete della porta con carta roccia e cielo stellato e impegnato la gradinata sottostante per accedere al servizio con i personaggi alti minimo 15 cm.

L’anno dopo, di sicuro per rendermi felice, ma, credo, in parte anche per “lanciarmi” un messaggio, mia moglie mi ha regalato una bellissima scena molto antica, che occupa meno spazio.

La scena regalata dalla moglie Maria Rita

L’ho interpretato anche come un segnale da lassù: avevo una ambientazione e la possibilità di poter ripetere, ogni anno, il rito presepiale così  come lo eseguiva mio padre. Il destino però, ci riserva momenti molto duri che ti stravolgono la vita, in modo particolare quando sono riferiti alla perdita di persone che Ami.  Poco più di due anni fa è venuta a mancare la mia mamma e per più di un anno ho vissuto un periodo infernale. La mancanza, la  nostalgia e  la disperazione convivevano costantemente con me uniti a una rabbia che mi invogliava a spaccare tutto. In proposito cito spesso un film in cui Celentano,  per non pensare,  usciva di casa e si metteva  a spaccare legna per ore. Poi, scartata l’ipotesi di emulare l’attore, tanto non sarebbe servito a niente e soprattutto perché mia madre non sarebbe stata d’accordo, ho pensato di trasformare l’energia negativa in positiva e avvalermi della mia passione per i presepi per poter continuare a pensare, ma in modo diverso e cercando con essi di trasmettere poesia e amore. Nascono così i “presepidiGigi”.

Ho pensato, però di creare qualcosa di diverso e inscenare le rappresentazioni con l’uso di oggetti quotidiani o del passato, che reperisco nei mercatini dell’usato che ho da sempre frequentato. Mia nonna aveva una bancarella al mercato dell’usato di Ercolano; ho come la sensazione che gli oggetti mi pregano di acquistarli per trasformarli in scene di presepe, addirittura qualcuno mi chiede garanzie in tal senso, altrimenti preferisce rimanere li. A vederli, pieni di polvere e trascurati, verrebbe voglia di “liberarli” tutti per farli ritrovare posizionati sopra un bel mobile. Cerco di accontentarli il più possibile,  ma scelgo comunque cose che possano far rivivere ricordi anche alle persone che li osservano. I personaggi, invece, li acquisto dai venditori di S. Gregorio Armeno o S. Biagio dei Librai, il più della volte per corrispondenza, o, appena ne ho la possibilità, recandomici di persona.  Quando accade mi sembra di essere Alice nel paese delle meraviglie e ho il cuore denso di gioia ed emozione.

Acquisti a San Gregorio Armeno

A proposito di emozioni, la  più grande, da quando ho iniziato questa avventura, l’ho avuta il 14 aprile di quest’anno: Papa Francesco è venuto in visita nell’Istituto penitenziario dove presto servizio e, con immensa gioia,  ho potuto omaggiarlo di una mia creazione e parlare con Lui. Un’esperienza unica ed indimenticabile.

Il dono a Papa Francesco

La rappresentazione, invece, che  mi ha coinvolto emotivamente più di ogni altra è quella eseguita nella caffettiera gigante perché parla di tutta la mia vita.

La Moka grande

Mentre ero all’opera mi tornavano in mente i simboli, i sentimenti e i momenti che ho nel cuore: il sentirsi napoletano, la passione per il presepe ereditata da mio padre, i ricordi di quel balcone, della casa dei nonni paterni, sul quale potevi trascorrere l’intera giornata perché sporgeva sulla via che ospitava il più grande mercato di abiti usati, e da dove mia nonna, calando in strada il cestino, acquistava la colazione (panino con ricotta e ciambella fritta) per me e mia sorella, praticamente un delivery, dell’altro balcone, della mia casa d’infanzia, da cui vedevo affacciarsi, malinconici, papà e mamma ogni volta che partivo, poi, disgraziatamente  troppo presto, solo la mamma dopo che ero stato a trovarla. La moka gigante, il cui profumo, da solo, riempiva tutte le stanze, non può mancare in nessuna abitazione partenopea, men che meno in quella dei  miei nonni, genitori di mia madre, dove entrava in funzione, dalle prime luci dell’alba fino a quasi notte, riunendo “l’esercito” familiare e, non ultimo, avere, da quasi 50 anni, un grande Amico, sempre a sostegno e complice in tutte le mie vicissitudini, che ha gestito una torrefazione.

Il caffè è un rito, il più bel pretesto per incontrarsi. La vita è quella cosa che inizia solo dopo averlo assaporato e tanti bei ricordi sono legati ad un caffè sorseggiato in famiglia o con gli amici e per questo è stato ispirazione per altri miei presepi. Segnalo anche quello insenato in una vecchia caffettiera napoletana, quella per eccellenza.

La Moka piccola che parteciperà al concorso

L’ho scelto per partecipare a un concorso,  indetto dall’Amministrazione Penitenziaria, che mi potrebbe far entrare nel guinness dei primati perché il lavoro primo classificato verrà donato al Papa (e due!)  e poi per spiegare cosa rappresentano i giocatori di carte, molto importanti nel presepe napoletano,  che vengono posizionati nell’ambito dell’osteria.

I loro nomi sono Zì Vicienzo e Zì Pascale. Il primo viene associato alla morte, perché in antichità per il Carnevale veniva richiamata una nenia funebre scherzosa, Zì Pascale (Pasquale) richiama invece la Pasqua ossia  la Resurrezione di Cristo.

I due sono legati, secondo la tradizione, dal vincolo del comparaggio e a Napoli quando si è compari, si diceva, un tempo che si è Sangiuvanne, ossia di San Giovanni (paese in provincia di Napoli), inoltre anche il fatto che essi siano rappresentati intenti al gioco delle carte non è casuale. Le carte rappresentano infatti l’imprevedibilità della sorte, al modo stesso in cui il valore di una carta estratta dal mazzo non è prevedibile.

A proposito di personaggi importanti segnalo “Benino”, il pastore che dorme. Non c’è presepe napoletano senza di lui perché si narra che tutta la rappresentazione non è altro che frutto di un suo sogno.  A me ha anche incuriosito Maria “a purpett” (Maria la polpetta), una vecchietta  che in osteria dispensa polpette avvelenate ai mariti infedeli, la sto cercando per inserirla in uno dei prossimi presepi.

Un altro oggetto con cui mi sono cimentato più volte è il ferro da stiro: per più  di sei anni il lavoro mi  ha portato lontano da casa, quindi anche il ferro è  diventato mio grande  “amico”. Per me,  comunque, era già  un “conoscente”:  sin da ragazzo ho sempre avuto una “fissa” sulla perfezione nella stiratura, in particolare  per camicie,  piega centrale e pences sui pantaloni, anche jeans. Dovevano essere perfetti  e non ero mai soddisfatto dell’opera di mia madre. Dopo la terza volta che glielo facevo notare, lei, con linguaggio oxfordiano, o meglio, in colorito dialetto napoletano,  mi ha “gentilmente “ obbligato  a  provvedere da solo.

Per  tutte le rappresentazioni ho messo cuore e passione che, con enorme gioia, ho visto riconosciute e potrei raccontare di macinini da caffè, teiere, annaffiatoi, sveglie, tegole, scrigni, lanterne, piccole patisserie e tanti altri oggetti legati a ricordi o momenti particolari.

Il presepe regalato al figlio Mario

Accenno alle scatole in legno, specificatamente ad una che conteneva una bottiglia di vino, ci ho inscenato un presepe per regalarla a mio figlio che, in cena natalizia pubblica, mi ha, giustamente,  fatto notare di non aver ideato qualcosa anche per lui.  Molti lavori non li ho più perché sono stati acquistati e “lasciarli” mi ha provocato un po’ di tristezza. Al contrario,  i presepi che ho ideato per omaggiare le persone che mi stanno a cuore, se possibile eseguiti con ancora  più impegno, hanno generato in me solo piacere e felicità al momento della donazione.

Ne ero già consapevole, ma questa esperienza ha confermato che, oltre che con cuore e passione, si fanno cose pensando sempre a Qualcuno, altrimenti si sta cercando solo di far trascorrere il tempo.

Se questo racconto vi ha incuriosito e se lo gradite, ricordo che alcune mie creazioni sono già in esposizione presso la chiesa di S. Rocco a Farnese e tanti altri lo saranno, dal 23 dicembre, nella cripta della Chiesa di S. Andrea a Viterbo.

Buon Natale e, soprattutto buon Presepe a tutti.

 Luigi Cozzolino 

*Per chi volesse vedere altre opere di Luigi Cozzolino 👉 ipresepidiGigi (Facebook e Instagram)

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