Sono giorni che ci penso. Penso che no, non lo scriverò quest’anno il mio racconto di Natale. Anche se nella mia testa scrivo libri interi ogni giorno. Anche se nella mia mente, i pensieri del mio Natale de ‘na volta, si affollano continuamente. Al mio racconto di Natale ci penso da giorni. C’ho pensato anche l’altra settimana. Mentre ero insieme alla famiglia Chigi. E tu con la famiglia Capocci. Io con il fazzoletto azzurro e tu con quello nero. Faceva freddo sulle scale del Duomo. Sabato scorso, prima di iniziare la caccia al tesoro dei minifacchini di Santa Rosa. Come te. Infreddolite, di tanto in tanto ci incrociavamo lungo il percorso per le vie del centro storico. Ci prendevamo in giro, eravamo in squadre avversarie. E poi ci siamo ritrovate di nuovo al Duomo, alla fine del gioco. Il tesoro non lo ha vinto la famiglia Chigi, e nemmeno la famiglia Capocci. Ma torniamo a casa. Felici. Raccontandoci alcuni momenti di quella caccia al tesoro. Accendiamo l’albero, l’unico segnale di un Natale che sta per arrivare. Il presepe non è ancora al suo posto. “Mamma, come mai non hai ancora addobbato la casa con tutte le nostre cose? Ma che quest’anno non arriva il Natale?”. Ti accarezzo il viso, rassicurandoti. Torna, torna il Natale, amore. Tornerà sempre il Natale. Anzi, sai che facciamo? Ora ceniamo e poi mettiamo tutti gli altri addobbi. E poi facciamo anche il presepe. Tu cerca un po’ di quelle canzoncine carine di Natale. Una serata tranquilla, dopo aver attraversato per largo e per lungo il cuore della città cercando un tesoro nascosto. Ai fornelli, come tante sere, provo a inventare qualcosa di commestibile da mangiare. L’albero di Natale disegna addosso alla parete della sala i suoi giochi di colori. Ecco le canzoncine di Natale. Alcune che sentiamo tutti gli anni, altre nuove. È pronto il riso. Prendo il parmigiano. Quelle note che arrivano mi fanno alzare lo sguardo. Mi fermo. Le conosco quelle note. Me le ricordo. Un ricordo lontano. Una melodia dolce. Cantata da grandi e bambini. Improvvisamente, per un istante, mi ritrovo bambina anch’io. Davanti il nostro vecchio grande albero. In cameretta. Con mia sorella. La sera di Natale. Davanti ai miei occhi ricordo ancora la disposizione delle luci colorate. Comprese quelle che piccavano, perché erano a punta. Ricordo i funghetti rossi, le arance, i topolini. Le campanelle colorate. I pupazzetti sulla slitta. Quella melodia va avanti. Quelle campanelle di Natale. “Alleluia, singing A’luia
Living the Christmas time”.
Mi trascina ancora. Avrò circa dieci anni. Siamo a tavola. Ci sono anche mia madre, mio padre e mia nonna. È la cena della vigilia. Una letterina da leggere. Davanti a un camino. Un panettone da aprire, insieme ai ricciarelli. E poi a dormire presto. Perché passa Babbo Natale. “Alleluia, Merry Christmas,
Felices Navidad”. Quelle note che arrivano allegre e i miei pensieri continuano ad agganciare ricordi. A letto poco dopo, e tu mamma vieni a darci la buonanotte e gli auguri di buon Natale. Io sto già facendo finta di dormire. Solo finta. Non posso addormentarmi. Quest’anno voglio proprio vederlo Babbo Natale che mi porta i regali. Ma niente. Anche quest’anno non sono riuscita a sentirlo. È la mattina di Natale. Sotto l’albero è pieno di pacchi colorati. La mia bambola sarà sicuramente in quella scatola, quella più alta di tutte. E in quella piccolina c’è sicuramente la macchina da cucire. Mamma, ma tu l’hai sentito arrivare Babbo Natale? No, amore. Babbo Natale fa piano piano quando arriva, per non farsi sentire. Lascia i regali ai bambini buoni e se ne va. E tu sei stata buona, perché te ne ha lasciati tanti”. Mi accarezzi la testa e mi stringi forte. Mi perdo in quel tuo abbraccio e poi inizio a scartare i miei regali. “Mammaaaa!! Hai sentito che bella questa canzone?” Le parole di mia figlia mi riportano a un altro Natale. A quello che sta per arrivare. Si, amore. La mamma questa canzone se la ricorda. E le piaceva tanto. Sono tanto felice che tu l’abbia ritrovata. La vogliamo riascoltare? Ma sì!!! Adesso mi ricordo! La cantavano i grandi calciatori accompagnati da un dolce coro di bambini (https://youtu.be/L6imfHGYx64?feature=shared).
Era il 1986. Un dolcissimo invito al sorriso. Ti guardo negli occhi. Sorridiamo. Il Natale sta tornando amore mio. Come ti avevo promesso. Il Natale è tornato un po’ quel sabato pomeriggio. Mentre cercavamo quel tesoro che avevamo dentro di noi. Oggi è la vigilia di Natale. La vigilia di questo Natale. Siamo davanti l’albero. Rassicuro ancora la mia bimba. Sei stata buona. Babbo Natale passerà e ti lascerà i regali. La stessa carezza sulla testa di tanti anni fa. Lo stesso abbraccio. E il rito si ripete. Una madre e una figlia davanti quell’albero. Tornerà sempre Natale. In uno sguardo. In una giornata spensierata passata con tua figlia. Ascoltando una canzone che hai ritrovato per caso dopo 40 anni. Guardando quelle lucine colorate rincorrersi.
Tornerà sempre Natale. In un angolo del cuore riservato alle cose belle. Natale è nel ricordare. Ricordare fino a rivivere alcuni momenti. I più belli, quelli che ti resteranno addosso per sempre.
Natale è anche nel lasciar stare quello che stavi facendo per fermare su un pezzo di carta alcuni pensieri. Solo quelli che è giusto fermare. E gli altri lasciarli andare. È nel trovare il coraggio di sorridere in questo primo Natale senza di te. Natale è nel disegno di una bambina che colora una stella cometa dedicata alla nonna.
Natale è lasciare che torni Natale. E tornerà. Nel tuo ricordo. Nella certezza che tu avresti voluto così. E in questo 24 dicembre eccolo il mio racconto di Natale. Le parole sono arrivate da sole, ripensando a quel Natale di tanti anni fa con un po’ di serenità nel cuore. Eccolo il mio racconto di Natale. Che ti leggerò, come tutti gli anni. Perché lo aspettavi. Perché non vedevi l’ora di leggerlo. Chiuderò gli occhi e sentirò ancora le nostre parole. “Buon Natale tesoro”. Buon Natale, Mamma❤️