Il Natale de ‘na volta ce lo racconta Fosca Mauri Tasciotti. Il Natale di una bambina, oggi moglie, madre e nonna, tra emozioni e ricordi di un tempo passato.
Cominciava cosi, i primi di dicembre, quell’atmostera magica che si sarebbe conclusa con l’epifania (chi avrebbe mai pensato che, da grande e grazie ai miei amici del Centro del Pilastro, avrei fatto la Capo Befana per la calza più lunga del mondo!).
Abitavo a San Martino e quindi i boschi erano generosi di vellutello, piccasorci, agrifoglio e vischio.
Mio padre cominciava ad allestire il Presepe: grande, articolato, con luci, ruscelli ed effetti speciali, con il cielo di carta blu con le stelle d’oro e tutti i personaggi al loro posto, mancava solo Gesù Bambino che veniva messo nella culla alla mezzanotte del 24!
Poi il babbo passava all’albero che non era un albero normale: si faceva portare da Tullio, il falegname, un palo alto fino al soffitto (ed erano soffitti di una volta) e con il trapano facevano dei buchi nel quali venivano infilati tanti rami di abete: il risultato era maestoso!
Lì cominciava la festa: appendevamo le palline colorate grandi e piccole, che erano rigorosamente di vetro soffiato (quante se ne rompevano!), appendevamo fili d’argento e l’illuminazione fatta con tante candeline vere attaccate al rami con pinzette (non vi dico che lavoro accenderle e spegnere ogni volta!).
Intanto in cucina si preparavano biscotti vari, pangialli, panpepati e gli immancabili e solo viterbesi maccheroni con le noci, che mia madre, cuoca raffinata, aveva personalizzato cosi bene che una trentina di anni fa vinsi il primo premio in un concorso gastronomico di Perugia.
Impegnativa era la letterina del 24 a Gesù Bambino e quella ai miei genitori, con la promessa consueta di non fare più i capricci e di volere loro un mondo di bene, che veniva messa sotto il tovagliolo del mio babbo: ora questa letterina con le stesse promesse viene messa sotto il piatto di mio marito dai miei tre figli, grandi e anche loro genitori e ogni volta Piero la legge solennemente mentre ci spuntano lacrime di commozione. Direte voi: che esagerata! Ma per noi è ancora il regalo più bello!
Torniamo di nuovo a tanti anni fa: dopo il cenone (tutto pesce, fritto di baccalà, carciofi, gobbi, broccoli e dolci vari) e una piccola tombolata con i numeri segnati con i fagioli e bucce di mandarino (bastava un piccolo movimento…. e si sparigliava tutto… è uscito il68? Il 55?), venivo invitata ad andare a letto, buona buona, altrimenti..
E lì iniziava l’incanto, ancora sento il profumo di mistero, di attesa, di emozione e mi addormentavo, quella sera sì, nel lettone del miei genitori.
Il risveglio di mattina presto era brusco, mia madre mi invitava a scendere di sotto e appena aprivo la porta della camera, cominciava un percorso “Pollicino” di caramelle che mi portava davanti alla porta chiusa del salone. I miei fingevano di non riuscire ad aprirla, ma appena la toccavo io, si spalancava e mi trovavo l’albero tutto acceso e sotto, dolci, zucchero filato, tanti libri, una bambola o un bel peluche (all’epoca il grosso dei giocattoli arrivava per la Befana).
Nel pomeriggio, dopo un pranzo con cappelletti in brodo, fatti rigorosamente piccolissimi e a mano, agnello brodettato, contorni vari e dolci, la mia mamma preparava una bella merenda e invitava i miei compagni di scuola per giocare con i nuovi regali.
Tra poco sarà il 24 e se potessi scrivere una letterina ringrazierei i miei genitori per avermi fatto vivere la bellezza del Natale nel segno della famiglia, della condivisione e delle tradizioni. Spero di essere riuscita a trasmettere la stessa cosa ai miei figli e nipoti e anche se tutto è cambiato (sono passati decenni e decenni), il 24 da mezza Europa si arriva a “casa” e allora “è Natale”.
Ancora sento il profumo di magia e di emozione di quando ero piccola.. anche se ora addobbo io la casa, faccio l’albero, il Presepe e cucino i più bei pasti dell’anno per la mia famiglia e leggo, non so ancora per quanto, lo stupore sul volto del miei nipotini all’arrivo di Babbo Natale..
E allora, per qualche minuto il “Natale di oggi” è come “quello di una volta”.
Fosca Mauri Tasciotti
Carissima Fosca,
Ho letto il tuo bellissimo racconto di Natale.
Il mio in Abruzzo era molto piu povero.
La casa dei miei genitori era semplice,ed io da figlia unica,ho sempre sentito un po’ di solutudine.aspettavo con ansia che tornasse da Roma la mia amica del cuore dove ci riunivamo tutti per giocare fino alla Befana.
Mia mamma ,con semplicità, preparava cose semplice e insieme andavamo alla Messa di mezzanotte .
Ricordo i canti e i cori dei paesani con molta nostalgia ed affetto.