Dark Light

La notte della Befana noi bambini andavamo a letto presto. C’era un clima di attesa particolare: avevo un po’ paura e un po’ di curiosità. Ma ogni anno, puntualmente, non riuscivo a vedere questa Befana. Così con mio fratello Mauro appendevamo le calze (le stesse ogni anno) vicino alla finestra, dove la mamma magari aveva ricucito o aggiunto un luccichino rimasto di Natale. E i grandi ci dicevano: vediamo se siete stati buoni, altrimenti sarà piena di carbone. La mattina del 6 gennaio si correva in cucina e si trovavano le calze piene: caramelle, mandarini e il carbone dolce perché eravamo stati buoni. Ma quell’anno la festa non finì dopo il pranzo e dopo aver aperto le calzette. C’era un’aspettativa in più: la Befana era passata anche all’amministrazione provinciale di Viterbo dove mio padre lavorava. Per quel giorno speciale si metteva la divisa. Era bello bello il mio papà e mano nella mano da via Tommaso Carletti insieme a tutta la famiglia si andava in via Saffi e si entrava nella Sala Grande della Provincia piena di gente. Tanti bambini, figli di altri dipendenti della Provincia, curiosi e felici di scoprire cosa ci avesse portato la Befana. Dopo esserci seduti e ascoltato tutti i discorsi dei grandi, il presidente (nella foto Vincenzo Curioni) ci chiamava per nome e cognome. Noi ci avvicinavamo al tavolo e ci veniva consegnato questo pacco grande.

Quell’anno io ci ho trovato  Federica, la mia prima bambola parlante. Aveva un bottoncino sulla pancia, lo spingevi e lei diceva: “Ciao, io sono Federica e tu come ti chiami?” Per me una magia!!!

Questa bella tradizione per me durò molti anni, c’era la  gioia di stare con gli altri bambini, la sorpresa di sapere cosa c’era dentro il pacco. Non lo potevi aprire lì, dovevi aspettare di farlo la sera a casa. A volte il giorno dopo si ritornava a scuola e non vedevi l’ora di ritornare a casa per giocare con tutti questi doni portati dalla Befana della Provincia. Sono stata una bambina fortunata e questi ricordi li porto sempre nel cuore con gratitudine e stima per chi ha permesso tutto questo.

Paola Massarelli

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