Dark Light

Ricordo ancora il rumore della fresa con cui veniva inciso il nome mio e quello di mia sorella sui bicchieri nuovi che la nonna Bibiana ci comprava alla fiera dell’Annunziata. Li sceglievamo con i cagnolini, o con i personaggi dei fumetti o dei cartoni animati. E poi ci facevamo scrivere il nostro nome. Tornavamo a casa e li mostravamo subito alla mamma. E da quel giorno in tavola si usavano i bicchieri nuovi. Anche se gli altri, quelli comprati all’altra fiera, quella di Santa Rosa del 4 settembre, erano comunque sopravvissuti a urti e cadute. Andavano in pensione. A riposo dentro la credenza della sala. Ricordo il “nocciolinaro”, e il signore che vendeva l’anguilla dentro una tinozza alle “colonnette”.

Foto del 2019

Ricordo le dimostrazioni del tizio che vendeva padelle in via Marconi. E anche l’odore forte della cipolla. Solo diecimila lire. Padelle che ci potevi cuocere di tutto. Non si attaccava niente. Il cedro. Compravamo sempre il cedro. E anche la “fiera”. A quella ci pensava mio padre. A comprarla, intendo. A volte anche a farla. Castagne secche, prugne, bruscolini. E “la sufaja”. Sì, proprio quella che nominava Mecotorso in quell’adagio popolare, in dialetto viterbese, che doveva indovinare il pubblico di Piacere Rai Uno alla fine degli anni 80. “Col tempo e co la paja, se matura la sufaja!”. “La sufajaaaaa!!” Scandiva ogni volta rafforzando l’ultima sillaba, convinto di farsi comprendere meglio. Ricordo il banco delle tovaglie. Mia nonna ne trovava sempre un paio da portare a casa. Il più delle volte, o mattina o pomeriggio, veniva giù una pacca di cielo. Era quasi una tradizione. Quella di diluviare il 25 marzo. La fiera dell’Annunziata ha sempre il sapore della primavera. A volte c’è già l’ora legale. Ricordo il profumo della zucchero filato. E quello dello zucchero d’orzo. Ricordo la musica. Verso il Sacrario le musicassette con i brani del momento sparate a tutto volume. Umberto Tozzi, Venditti. Baglioni. Cindy Lauper. Madonna. Modern Talking. Alcuni di quei brani, di lì a poco, sarebbero poi diventati i tormentoni dell’estate. E questi erano gli anni 80. I primi anni 80. Ora la musica è cambiata. Le musicassette sono solo il ricordo della nostra adolescenza. Difficile da rivivere. Un po’ come è difficile trovare un vecchio stereo che ci faccia riascoltare quelle cassette. La musica adesso la scarichiamo da Spotify. Come ogni anno farò un giro alla fiera. Verso l’ora di pranzo. Quando c’è poca gente. Una scelta che ormai facciamo in molti, quella di andare all’ora del pranzo. Tanto è vero che è sempre pieno di gente!! Bisognerebbe iniziare ad andare verso il tardo pomeriggio, verso le 18. Quando in teoria non dovrebbe andare nessuno perché “a quell’ora c’è troppa gente”. Ci tornerò anche nel pomeriggio. Con mia figlia. Non troveremo più chi incide i nomi sopra i bicchieri. Ma compreremo sicuramente qualcosa, come lo scorso anno. Quando abbiamo portato a casa una molla di plastica, tutta colorata che ci piaceva tanto. La mattina dopo non sapevamo più cosa farci e soprattutto dove collocarla. Ma anche questo fa parte della tradizione della fiera. Comprare oggetti inutili che puntualmente il giorno dopo finiranno nel dimenticatoio. E passerà così anche quest’anno, la fiera dell’Annunziata. Come passa una bella giornata di primavera, tra le vie del centro della mia città. Tra pensieri e ricordi. E il cuore a quei bicchieri con i nostri nomi, comprati all’Annunziata, tanti anni fa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Related Posts