Dark Light

Luglio 1977. Al Liceo Scientifico A. Pacinotti di La Spezia tutto era pronto per “licenziare” (in tutti i sensi) la “meglio gioventù” del ‘58. Compresi noi della V^F. E c’era il mare: azzurrro, profumato, infinito che salutavo ogni mattina dalla finestra della mia camerata dell’Istituto U. Maddalena, a Cadimare, una manciata di chilometri dal Picco, dall’arsenale, dal parco Allende, dalla farinata della Pia, dalla stazione centrale, gioia (quando il treno andava a sud) e dolore (quando il treno arrivava da Civitavecchia) della mia adolescenza.

In quei giorni, però, il mare era un’insidia. Portovenere, Lerici, Monterosso c’era solo da scegliere! Ma c’era anche da studiare!! Ricordo che le notti di quell’estate non avevano tempo, erano come le le stelle e la luna impossibili di Vincent: effetti di una gioventù che ardeva, pulsava, gemmava. Sì, si poteva anche sognare.

Ma in quel magico 1977 per i liceali di tutta Italia, quelli della matematica non del greco, “uscì” inaspettatamente latino all’orale. Panico. Totale. Tanti zombies in più sulla terra. E mo’ che si fa? Ci pensa “il ragazzo del Sud” , quello che viene da vicino Roma. Eh no, “deo caro”!!! Cari “fanti” spezzini “ego sum leo” e voi? Ma a parte un pò di simpatiche schermaglie da campanile con i miei compagni di classe ci volevamo bene.
Come si risolse il lodo “latino in 5^ F”? La Zanini, la prof d’italiano e membro interno – tosta e str…..aordinariamente brava – mi chiamò e mi disse: “Arruzzolo, qualcuno deve portare latino come prima materia e sai bene che se ti danno inglese sei del gatto!!!”. Non disse proprio queste parole ma il senso era quello. Fu convincente “of course”. Comunicai alla classe la mia “s’offerta” decisione condivisa assieme al mio grande compagno di sventura Ivan da Tione di Trento. Il processo di beatificazione era appena cominciato. Mentre cercavo di costruire questa mia nuova identità scolastica “chattando” sera dopo sera con i miei nuovi amici che rispondevano ai nomi di Catullo, Lucrezio, Plinio 1 e 2, Tacito, Ovidio dal juke box di Cadamà imperversava quel tormentone tozziano che continuava a ripetermi “Ti amo”.
La mia “notte prima degli esami” la consacrai a preparare la “exit strategy”- l’argomento a piacere in caso di catastrofe letteraria e scientifica – e alle operazioni di “intelligence” sulla commissione che si era già “esibita” nel primo giorno di orali. Tra i 5 maturandi del secondo giorno c’ero io. Come andò. Una prova di latino al di là di ogni aspettativa e in geografia mi “incagliai” sulle maree (colpa della luna)! Comunque era fatta!! Ero diventato “uomo” e ora c’avevo pure il certificato. Cominciava, finalmente, l’estate e la mia Viterbo mi aspettava. La stagione del compagno di scuola, “della più carina, la più cretina… quella del primo banco”, dei compiti in classe, delle assemblee era finita con un 54/60esimi, senza infamia né lode. Ma beato.

Domenico Arruzzolo

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