Dark Light

Estate 2000, il nuovo millennio e il mio esame di maturità. Fin dalla prima elementare, io e mia madre avevamo il nostro portafortuna, ascoltare “Notte prima degli esami” la sera prima di qualsiasi prova. Io avevo sempre mal di pancia, e lei che mi calmava dicendomi: “Dai Giusina che sei bravissima”. La sera ascoltavamo Venditti, la mattina zaino in spalla, manina e si andava, impavida.

 Anche per la maturità andò così, nonostante non fossi più una bambina. A scuola sono sempre stata aiutata da un ottima memoria, e non ho mai passato troppo tempo sui libri. Ascoltavo le lezioni, e andavo avanti. Con i miei compagni non temevamo troppo la maturità, o forse sì ma nessuno aveva il coraggio di dirlo. La grande novità era l’introduzione del voto in centesimi, ma a noi andava bene anche un sessanta.

 Ricordo ancora l’afa che ha accompagnato gli scritti, mancava il respiro. Il tema di italiano, dove ho scritto la qualsiasi tanta la mia passione, il bilancio di ragioneria, totalmente inventato perché in un modo o nell’altro lo dovevo far quadrare, e la maxi prova che neanche ho calcolato tanto ero sicura fossero andati bene gli altri. E poi l’orale, al quale sono arrivata impreparata e senza tesina, ma con la certezza che tanto qualcosa l’avrei detta.

La mattina dell’8 luglio con mamma siamo uscite di buonora, che io arrivo perennemente in ritardo, e forte della promozione già in tasca con gli scritti siamo andate al Besta. E quanto mi ha tranquillizzato, che non volevo nessuno in aula e invece c’erano le mie amiche a fare il tifo quando mi sono voltata. Foscolo, Mazzini e quell’ora è volata via, non avevo nulla di preparato e ancora oggi mi domando quei collegamenti come siano usciti fuori dalla mia testolina.

Tu eri lì, orgogliosa di me come lo sei sempre stata, forse fin troppo. Lo sei stata ancora di più quando, di fronte al mio 83 un professore ti ha detto che ero una delle poche a cui non era stato regalato niente, anzi. Una delle estati più belle della mia vita, maggiorenne e senza esami per cui studiare. C’eri tu, e questo la rendeva ancora più degna di essere vissuta a pieno.

Giusi De Novara

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