A raccontarci il suo Natale de ‘na volta oggi è Federica Gabbianelli. Tra gli impegni di mamma e il suo lavoro al Laboratorio del DNA antico del DIBAF (UNITUS), Federica, seppur per pochi istanti, è tornata con la mente al Natale di tanti anni fa. Ecco i suoi preziosi ricordi.
Se chiudo gli occhi riesco ancora a sentirli i suoni del Natale da bambina. I rumori provenienti dalla cucina, le musiche natalizie in sottofondo, le voci dei miei nonni e di mio zio. La festa più grande era proprio quella, noi tutti, distanti geograficamente, riuniti allo stesso tavolo nel significato più puro e più vero: stare insieme e condividere. Forse così speciale perché accadeva raramente e reso ancor più magico dall’atmosfera natalizia che, quando le cose vanno bene, rende tutto speciale. La giornata era frenetica già dal mattino, i preparativi si facevano tutti insieme e poi c’era il momento della poesia prima del pranzo, che recitavo sempre io perché ero la più piccola. Il menù era sempre lo stesso con piatti provenienti dalle varie tradizioni delle nonne, più quelli ideati da mia madre. È confortante sapere dopo tanti anni che questa tradizione continua e che il menù è sempre uguale. Anche se da tempo le nonne non ci sono più è un modo per onorare la loro memoria e sentirle un po’ più vicine. Nel pomeriggio arrivavano gli amici più cari, oppure andavamo noi da loro e si giocava ai tipici giochi: la tombola (la nostra era speciale!), petrangola, bestia, tressette, mercante in fiera. Anche quello era un momento di unione e condivisione che conservo nella mia mente e nel mio cuore tra le cose più care, quei ricordi che scaldano a distanza di anni. E anche se tutti dicevano di aver mangiato troppo c’era sempre posto per un pezzetto di torrone o per una fetta di panettone… “tanto poi non ceno”, si diceva!

Gli anni sono passati in un batter d’occhio, le sedie pian piano si sono svuotate, altre si sono aggiunte, e da allora il mio Natale è solo per loro, i miei figli, che hanno ridato un senso alla mia vita e mi hanno regalato inconsapevolmente la spinta e la motivazione per andare avanti. Non so perché però, quando penso al Natale, mi viene spontaneo ricordare il mio Natale di bambina e quella tavolata imbandita piena di persone care, gioia, Amore… E se chiudo gli occhi per un attimo sono ancora seduti tutti lì.
Federica Gabbianelli