Il Natale de ‘na volta oggi torna a raccontarcelo Rosanna De Marchi. Nonna, scrittrice viterbese, ha dedicato numerose pubblicazioni alla storia e alle tradizioni della Viterbo di un tempo. A proposito del Natale, Rosanna De Marchi è anche una delle Befane più attive del Centro Sociale Pilastro, in occasione della Calza più lunga del mondo del 5 gennaio. Ecco i suoi ricordi di un tempo passato.
Tra pochi giorni sarà Natale. Non so per voi, ma per me questo periodo è il più bello dell’anno. Le giornate grigie, la pioggia che scende dal cielo e scivola sui vetri creando un’atmosfera, che sa di magia. I viali sono coperti dalle foglie ingiallite, che gli alberi hanno lasciato andare dai loro rami. I rumori si attutiscono, è tempo di andare a dormire per la natura, ma non per noi. Per noi è tempo di prepararci a festeggiare il santo Natale, Gesù che nasce. Nelle case si cucinano i dolci tradizionali. A Viterbo si preparano i pangialli, i maccheroni con le noci, i tozzetti, i biscotti con le mandorle. Era, ed è, la festa della famiglia, dello stare insieme, scambiarci abbracci.

È tempo anche di ricordi nostalgici, verso chi non è più tra noi: i miei genitori, mio fratello, gli zii e la nonna! E già, la nonna, che cucinava per tutti; che iniziava a preparare giorni e giorni prima, tante leccornie per farci contenti.
Il profumo del baccalà fritto, il capitone sulla brace con l’alloro. Erano i profumi del Natale, li sentivi sparsi anche nelle strade.
Quando potevo stare con la nonna ero felice, mi piaceva preparare i pangialli insieme. Quando ero piccola, il lavoro era immane, perché le noci, le mandorle e le nocchie si compravano dalla fruttivendola con tutto il loro guscio. Oggigiorno, si comprano al supermercato, e sono già belle e sgusciate, dentro le buste trasparenti.
Io ero addetta a battere i gusci, ma qualche volta battevo con troppa energia e schiacciavo anche la noce, o la mandorla. La nonna, seppure benevolmente, mi rimproverava: batti più piano, lo vedi che l’hai schiacciata tutta? Non mi sembrava una cosa così grave, ma lei ci teneva che rimanessero intere. L’8 dicembre facevamo l’albero e il Presepe, tenendo però il Bambinello incartato e tenuto da parte, pronto per essere sistemato dentro la capanna, tra la Madonna, san Giuseppe, il bue e l’asinello, la notte del 24 dicembre.
C’era un’aria diversa intorno a noi, sin dal giorno dell’Immacolata, per le strade illuminate c’era aria di festa. Quando si entrava, o usciva dai negozi, era tutto un augurarsi: buon Natale, auguri a lei e famiglia! Anzi, si usava molto il voi. Oggi molte cose sono cambiate, si va troppo di corsa, ma è pur sempre Natale, e allora…buon Natale.
Buon Natale a tutti noi. Noi che abbiamo la fortuna di avere i figli e i nipoti. Noi che abbiamo una casa, una famiglia da amare, da coccolare, da proteggere.
Buon Natale a voi che mi state leggendo, anche a chi, casa più non ha.
Buon Natale a chi soffre a causa della guerra, a chi ha perso il lavoro, a chi soffre, a chi è solo. Buon Natale, a chi ha ricordi un po’ tristi, ma anche belli, perché ha ricevuto amore da chi ora è tra i prati verdi. Buon Natale, che sia di serenità per tutti, che la Stella Cometa porti un messaggio d’amore a tutte le genti del mondo.
Che ci sia pane per tutti i bambini dell’universo. Buon Natale.
Rosanna De Marchi