Dark Light

Una settimana, o giù di lì, e si ripeterà la magia. Eh sì, perché il Natale ha sempre avuto poco a che fare con lo scorrere quotidiano e monocromatico del resto dei giorni dell’anno che assumono, a dicembre, un aspetto del tutto nuovo. Improvvisamente abbandonano la loro veste opaca, persino anonima, per lasciare il passo ad ore vestite di glitter e brillantini, di argento e rosso, di “ci pensiamo a gennaio” e di corse ai regali delle ultime ore.

Sono cresciuta in una famiglia borghese io, quella che i più definirebbero “tradizionale” che oggi forse, vai a vedere, è la vera stranezza. Mamma, papà, una sorella e i nonni, che ho avuto la fortuna di godermi a lungo ad eccezione di quello paterno che, ahimè, aveva scelto di vivere un’altra vita altrove e gli zii e i cugini che, nonostante vivessero in altri luoghi, non c’erano storie nè scuse, il Natale si passava insieme. E sono tutti lì i miei ricordi più caldi e profumati, tra quelle mille voci sovrapposte, tra quegli odori e quei visi così familiari e oggi conservati nella memoria come un’immagine a colori racchiusa in una palla di vetro, di quelle che se le giri cade giù la neve.

Le nonne che preparavano pietanze da una settimana e se non mangiavi l’ultimo carciofo fritto, perché tanto è verdura, ti toccava vederle col muso per un giorno intero. Mamma e papà, che la notte del 24 sistemavano i regali incartati meticolosamente come se quella carta poi non durasse poco più di qualche secondo (non vi sto nemmeno a raccontare il trauma di quando, non riuscendo a dormire per il carico di adrenalina che si accumulava in quel periodo, mi accorsi che in realtà Babbo Natale non aveva la barba e portava i baffi, sì, ma non erano affatto bianchi).

E la Tombola, i giochi di carte e, rullo di tamburi, il re delle nostre serate, il Mercante in Fiera, il momento in cui Roberto, cosi si chiamava papà, con la maestria che nemmeno un battitore d’aste di Sotheby’s, riusciva ad appiopparti il beduino quando poi, si sa, il primo premio era sempre del lattante.
Ce l’ho nel cuore quel Natale di tanti anni fa, che poi, piano piano, per i giri, più o meno infami che la vita compie, sono scivolati dalle dita di tutti. Qualcuno si è sposato, sono arrivati i figli che cambiano la prospettiva, qualcuno se ne è andato ancora più lontano, qualcuno non c’è più.

Ho odiato questa ricorrenza per molto tempo, ho provato un dolore lancinante e vedere i posti vuoti a tavola, la famiglia di ora non ha piu nulla di “tradizionale”, non ci sono nonni, non c’è un papà, ma c’è la forza prorompente dell’amore e dei legami reali, e c’è il Natale che ogni anno compie la sua magia racchiudendo quell’immagine, forse più piccola e colorata da altre tonalità e sfumature, in una di quelle sfere di cristallo che se le giri viene giù la neve.

Silvia Delfino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Related Posts