Il Natale dei tempi andati, passati, perduti nella memoria. Il Natale dei dolci, delle tradizioni, degli orari, della notte in cui mani operose impastavano perché per il 25 ma poi anche per molti giorni dopo, sulla tavola dovevano esserci tutti: panpepati e maccheroni dolci.
Ora quelle mani sono stanche, non impastano più come prima, hanno impresse tra i segni che ancora oggi portano, quella fatica e quel movimento. Sono ferme, in uno stato di riposo forzato, intrecciate, impegnate solo a mantenere impresse nelle proprie cellule il “ricordo” di quanto si è fatto, di come veniva fatto.
Non è così facile eh! Perche quelle articolazioni vorrebbero, se solo potessero: mescolare energicamente, impastare, riempirsi di amalgama e composti appiccicosi. Cercare dentro la dispensa farine, sciogliere burro, aggiungere canditi, tritare frutta secca, tagliare cioccolati per portarseli un pezzettino alla bocca.
Riti antichi, tradizioni che fanno famiglia, attesa, simboli di appartenenza a qualcosa o qualcuno.
Ricordo profumi, rammento tavoli su cui erano poggiate grandi ciotole piene zeppe di “mollicate”: noci, zucchero, pezzi di cioccolato, cacao, noce moscata e scorze di limone che solo l’alchermes doveva colorare. Il liquore doveva essere solo un goccetto ma poi sembrava sempre troppo poco e allora giù un altro pochino e del suo profumo era inebriata l’aria.
Il composto rimaneva così fino a quando non veniva unito alla pasta “reginetta”, sbollentata, per andare a creare così quella meraviglia dei maccheroni dolci. Era un impegno, un compito. C’era in Esso autorevolezza e serietà. Ricerca di perfezione e dedizione. Amore per gli altri e affetto. C’era la volontà di portare a tavola qualcosa che fosse icona, segno, che accompagnasse quel giorno e quelli a seguire. Pretesto per sedersi attorno alla tavola, sentire salire i sapori, odori e nel mentre ridere, richiamare alla memoria, stare insieme. Lì, attorno a quella tavola, con i cucchiai che affondano nei dolci, raccogliendone una parte, lì il tempo si ferma, per un momento ci sono tutti, per un attimo ancora, per una frazione di secondo abbiamo viaggiato nel tempo.
Antonella Pace