Che confusione!! Sarà perché ti amo!
Non era proprio quella la canzone dell’estate di 31 anni fa, ma di confusione nella mia testa ce n’era parecchia, prima e durante gli esami. Non tanto allo scritto di italiano, dove feci la mia porca figura, ma su tecnica bancaria diedi il meglio di me. Più o meno in linea con tutte le altre materie che avevano a che fare con i numeri. Paolo Savi. Istituto tecnico per ragionieri. Per tutti, Ragioneria. La scuola di quell’epoca, in alternativa al liceo. Quella che andava di moda. Quella scelta da gran parte delle mie amiche delle medie. Quella che secondo la diceria dell’epoca era la migliore per trovare più facilmente lavoro. Certo. Come se con i numeri io avessi potuto avere un futuro o un minimo di affinità. Peccato che l’ho scoperto in quarto. Quando per la prima volta provai il brivido della promozione a giugno. Senza portarmi a settembre matematica e ragioneria. La mia fortuna fu che in quarto, in quelle due materie, c’era parecchia parte teorica, tra assicurazioni, società personali, in nome collettivo, a responsabilità limitata, in accomandita semplice, per azioni. Insomma, le prof Porcorossi e Benzi premiarono la buona volontà.
Il mio non era il caso “potrebbe, ma non si applica”. Io mi applicavo, ma non potevo. Non potevo proprio comprendere l’universo numerico. E le cose non sono cambiate. “La matematica non sarà mai il mio mestiere” e non lo è mai stata. Sono sempre stata per “Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto”. Insomma. Non ero da ragioneria. Tornassi indietro, andrei sul Classico. Il Liceo, intendo. Indietro non si torna, ma sui libri, sì, e come se ci sono tornata. Finalmente con le facoltà giuste! Quella mattina, la prima mattina degli scritti della maturità, eravamo tutti dentro il giardino di Ragioneria. Ci facevano entrare dall’ingresso laterale. Quello che guarda su via Antonio del Massaro, dove ogni mattina parcheggiavo il mio Sì blu. Addosso un giubbetto di jeans con le tasche, strategiche, con dentro alcuni temi che mi ero preparata. In mano il vocabolario, con alcuni appunti su due o tre argomenti “papabili”. Con gli altri della 5B tutti in pole position davanti all’ingresso, pronti a scattare in avanti al suono della campanella, per andare ad accaparrarsi i posti in fondo.
Nel 1995, la prima prova di italiano prevedeva tracce suddivise tra un tema storico-politico, uno di attualità, uno di analisi/commento letterario e una prova specifica per l’indirizzo di studi. Beh! Visto che ci sono, per curiosità, mentre butto giù questi pensieri, cerco su Google le tracce uscite quell’anno.
Uscì un tema sul rapporto in crisi tra i giovani e la famiglia. Un’analisi sui cinquant’anni dalla Resistenza (1945-1995), con la richiesta di delineare le vicende italiane del periodo 1943-1948 e l’importanza della Costituzione. Un saggio/commento sul Paradiso della Divina Commedia di Dante. E la quarta traccia specifica per i singoli istituti. Scelsi il tema storico. Non proprio la decisione migliore. Fu una scelta “pratica”. Pensando a qualche appunto custodito tra le pagine dello Zanichelli che avevo davanti. In tempi recenti avrei potuto fare molto di meglio con quello di attualità. Ma stiamo parlando di 31 anni fa!! 31!! Che solo a scriverlo fa caso. L’anno in cui alla radio passavano Spaccacuore di Samuele Bersani, Certe notti di Ligabue, mentre Raf cantava Sei la più bella del mondo e Marco Masini Principessa. Quando l’album Nord Sud Ovest Est degli 883 iniziava a scrivere un pezzo di storia della musica italiana. Un giorno che ricordo come fosse oggi quello della maturità. Così come ricordo la sera prima passata al telefono, fisso, con la mia compagna di classe Carla. Qualche canzone di Per un’ora d’amore su Radio Subasio, per poi richiudere i libri di italiano e provare a dormire. Non c’era internet, o meglio, non era ancora alla nostra portata. Non era ancora entrato dentro le nostre case. Avrebbe fatto comodo chat gpt, giusto per un consulto rapido rapido per chiedere previsioni o sondaggi su possibili tracce. Niente di tutto questo. Abbiamo fatto affidamento su un pizzico del nostro istinto e su qualche considerazione su anniversari e fatti importanti di quell’anno. Il resto ce lo abbiamo messo noi. Quella mattina. Su quei banchi. Davanti alla commissione. C’era il membro esterno, la professoressa Prosperi. L’indomani, la seconda prova, tecnica bancaria, l’ho rimossa dalla mente. Forse perché nella mia mente non c’è proprio entrata. Ripensando ora a quella sera del 1995, sorrido. La notte tra il 20 e il 21 giugno. Non è stata speciale, ma è stata importante. L’ultimo appuntamento sui banchi delle superiori prima di un’estate che sapeva di libertà. Con un futuro da inventare e una vita da capire. Tra un amore nuovo da vivere e una storia da archiviare. In bilico, tra la vita degli adulti e quella degli adolescenti che si sentono grandi. Un giorno che non si dimentica.
Perché è giusto così, conservare tra i ricordi quel sapore di buono, quel profumo di estate nell’aria. Il suono di quella campanella dentro i corridoi del Paolo Savi. Con l’emozione addosso per quel primo appuntamento importante. Quello con il giorno della maturità. Un giorno che inizia di notte. Con la nostra Notte prima degli esami.