Ero il più piccolo di tutti, mia sorella Paola, la più grande, Impero e Antonio attendevano il Natale a modo loro. Mia sorella ogni anno mi faceva la sorpresa dell’albero di Natale colorato. L’aspettavo sempre con ansia e lei con santa pazienza lo colorava a mano per me, una volta d’argento, una volta d’oro, erano alberi bellissimi e indimenticabili. Il Natale di quando ero piccolo è difficile da scordare sia per la letterina che scrivevo a Babbo Natale sia per l’attesa della “ notte dei regali”.
Era la notte che vedeva riunita la mia famiglia, mia sorella tornava da Cassino, dove lavorava, e i miei fratelli preparavano la tavola di Natale seguendo gli ordini di mio padre poliziotto, abituato a comandare e a impartire gli ordini.
Mi ricordo che la notte di Natale si poteva uscire per andare a giocare a sette e mezzo e a tombola solo dopo la cena, detta anche cenarella, perché era la cena della vigilia fatta a base di magro e principalmente di cous cous, che mia madre cucinava in modo splendido avendo vissuto a Tripoli da quando era piccola.
Quando mio padre dava il consenso scappavamo tutti dai nostri amici, altrimenti tutti a casa , anche se mia sorella e i miei fratelli avevano più di 20 anni.
Ero il più piccolo di tutti, come ho già detto, e il Natale era il giorno più bello dell’anno. Mi ricordo i vari giocattoli che mi regalavano, il meccano e le costruzioni mi facevano impazzire. Poi grazie alla Polizia avevo il pacco regalo che veniva dato ai figli dei poliziotti, dentro c’era di tutto dai dolci al giocattolo a sorpresa.
I miei Natali con gli anni sono cambiati, il Natale “de’na volta” diventando grande sono cambiati, da papà ho iniziato a fare il Babbo Natale per mio figlio, camuffando la voce e portando regali chiusi in un sacco, fino a quando non mi ha riconosciuto dal braccialetto d’oro che avevo.
I miei Natali con gli anni sono cambiati, ora li dedico alla mia nipotina Arianna che fra poco inizierà come me con la letterina a Babbo Natale.
Federico Usai