Ad aprire questa rubrica natalizia è l’artista Lidia Bachis.
Hanno provato ad abolirlo, l’augurio nientemeno, Buon Natale, troppo poco inclusivo. Non è l’incipit di una poesia di Gianni Rodari, o un libro di Isacc Asimov, ma un documento della Comunità Europea, una “lista” sulle espressioni da usare per non urtare la sensibilità di nessuno. E dentro la lista c’è finito anche il Natale, una sorta di regalo per tutt* i politically correct. Il testo è stato ritirato per fortuna. Per quest’anno possiamo ancora farci gli auguri. Il Natale non è solo una celebrazione della comunità cristiana e il giorno più atteso dai bambini, non solo europei, ma anche dei nonni, genitori, fidanzati, fratelli, cugini, amici, una lista lunghissima. È il giorno in cui esprimi un desiderio, scrivi una letterina, accendi le luci, fai un albero bellissimo e colorato, il presepe, indossi dei maglioni rossi con le palle di neve imbarazzanti, guardi dalla finestra e speri che scenda la neve. Ascolti le canzoni e le canti. E anche se sei il Grinch, alla fine sotto sotto ti commuovi e ti ricordi di quando anche tu sei stato un bambino.
