Dark Light

La mamma mi raccontava di quando, anticamente, da bambina, abitava con la sua famiglia alla Crocetta. In quel portone li.

La nonna Bibiana, prima di conoscere mio nonno Gilberto, abitava poco più su della Crocetta, in via San Rocco, sulla destra, prima della curva. La mamma di mia nonna, la nonna Amabile, la mia bisnonna, faceva la maglierista, arrivavano da San Quirico d’Orcia. Mio nonno Gilberto era uno stimato e apprezzato operatore del cinema, ma anche uno dei più ricercati professionisti nel campo elettrico, in particolar modo delle insegne luminose per grandi aziende. Dal matrimonio di mio nonno Gilberto e mia nonna Bibiana nacquero mia zia Lidia e mia mamma Clara.

Mia zia Lidia con in braccio la mamma, fuori il negozio al Corso

Gli anni alla Crocetta erano gli anni della guerra. La mamma mi raccontava, mi raccontava spesso, di un presepe malconcio, con i pastorelli senza un braccio o senza una gamba, con la capanna danneggiata. Gesù Bambino c’era. C’erano anche San Giuseppe e Maria. Ma erano Danneggiati anche loro. Gli altri pezzi di quel presepio erano rimasti lì, sotto le macerie, dentro quella casa alla Crocetta, dopo che una bomba aveva scaricato tutto. Anche quel terrazzino dove mio nonno Gilberto trascinò via mia madre pochi istanti prima che quella bomba cadesse dal cielo.

Ci fu la guerra e mia madre con la sua famiglia andarono a rifugiarsi a Vitorchiano. La mamma mi raccontava di quando girava con il suo piccolo triciclo sulla piazza del paese. Mi raccontava anche delle tante persone che i miei nonni conobbero in quel periodo. Molte di quelle amicizie rimasero negli anni. Mia madre mi raccontava anche di quando, qualche anno fa, Orfeo, le confidò di ricordarsi di lei a Vitorchiano, con i capelli ricci, proprio su quel triciclo. Avevano condiviso la stessa esperienza durante gli anni della guerra. Mia madre non se lo ricordava Orfeo a Vitorchiano perché era troppo piccola. Le piaceva però raccontarmi di quando, qualche anno fa, si erano fermati a parlarne in via Mazzini, e lei aveva saputo tutto questo.

Rimase molto sorpresa e commossa di quel ricordo confidato da Orfeo.

Orfeo.. Orfeo è il signore che in tanti abbiamo conosciuto. Per tanti anni, fino a qualche mese fa, si è preso cura della chiesa della Crocetta. L’aveva adottata questa chiesa. Curava il giardino e ogni angolo di questo luogo. Abitava anche lui a pochi passi da qui, in via san Rocco.

La mamma mi raccontava di quando, di ritorno da Vitorchiano, ha abitato per alcuni anni al Corso.

Nel 1954 si trasferirono poco più avanti, nel palazzo del Santo Spirito. Mi raccontava sempre del primo anno con la televisione. Lei la conosceva già: il  negozio della sua famiglia, elettrodomestici Spanata, all’inizio del Corso, fu il primo a venderle, le televisioni. Mia madre, fiera e orgogliosa, mi raccontava sempre della tanta gente incuriosita che si fermava a guardare quella scatola parlante, con immagini e persone all’interno.

E poi arrivano gli anni in cui mia mamma si trasferisce nella casa che l’ha vista crescere, sposarsi, diventare madre e poi nonna della sua adorata nipotina Elsa. A pochi passi da qui. In quel palazzo c’era un albergo, l’albergo Spanata, della famiglia di mio nonno Gilberto. Sotto, a piano terra, c’era una trattoria/ristorante gestita dalla nonna Vespina e dal nonno Vincenzo, i miei bisnonni.

L’indicazione per l’albergo trattoria Spanata, sopra a quella della programmazione del Cinema Corso, all’inizio di via Mazzini. Foto di Mauro Galeotti contenuta nel suo libro Addio vecchia Viterbo

Il caro Orfeo, custode di questa meravigliosa chiesa, se n’è andato lo scorso 14 febbraio, portandosi con sé anche il ricordo di mia madre piccola, a Vitorchiano. Mia madre se ne è andata appena quattro giorno dopo.

Sono convinta abbiano fatto il viaggio insieme, il viaggio per il Paradiso, ricordando quando erano bambini e di quando, da grandi, hanno scelto di rimanere a vivere con le proprie famiglie a pochi passi dalla Crocetta.

Con le figlie di Orfeo: Paola, Maria Grazia e Giuliano, e mia sorella Laura

Un paio di mesi fa sono entrata nuovamente dentro la chiesa della Crocetta. Seduta con la mia famiglia al primo banco, a sinistra. Per salutare la mamma. In quello stesso primo banco, a sinistra, la mamma, cinque anni prima, aveva vissuto con grande emozione il battesimo di mia figlia. Dentro quella chiesa, su questa piazza, in questo luogo, c’è un pezzo di noi, della nostra storia, della nostra vita.

Mia mamma era felice di raccontarmi la sua di vita, affinché io sapessi. Affinché raccontassi le sue origini. Le nostre radici. “Scrivi di noi”, mi diceva. “E falle leggere le cose belle che scrivi”. E io lo farò. Perché anche mia figlia sappia la storia della sua cara e adorata nonna e di questo luogo del cuore dove tutti noi siamo cresciuti.

La mamma mi raccontava…
La mamma, oggi e sempre, mi RACCONTA.

 

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