Dark Light

Il Natale de ‘na volta oggi ce lo racconta Rosanna De Marchi. Nonna, scrittrice viterbese, ha dedicato numerose pubblicazioni alla storia e alle tradizioni della Viterbo di un tempo. A proposito del Natale, Rosanna De Marchi è anche una delle Befane più attive del Centro Sociale Pilastro, in occasione della Calza più lunga del mondo del 5 gennaio (che speriamo di ritrovare presto). Ecco i suoi ricordi di un tempo passato.

Quest’anno festeggeremo il Natale seduti tutti nella stessa tavola. Qui, a casa mia. Ci saranno mio figlio, nuora e nipotini. Continuo a dire nipotini, ma cominciano a essere grandi. La bambina ha dodici anni, e il maschio quindici. Ma io li vedrò sempre piccoli. Come non riesco a vedere che mio figlio è un uomo. È mio figlio, e in quanto tale, mi pare che potrebbe avere sempre bisogno della sua mamma! Come il solito divago. Dicevo, staremo tutti insieme, che bello! Verrà anche il papà, anzi il babbo (è più bello babbo, riempie la bocca e il cuore) di mia nuora, con la sua compagna. Sono giorni che cucino. Desidero ricreare quell’atmosfera che c’era a casa della mia nonna durante le feste natalizie. Ci riuscirò? Sarà difficile.

C’era una vera magia. Dei rituali che si ripetevano tutti gli anni, sempre nuovi, seppure sempre uguali. L’8 dicembre preparavamo il Presepe e l’Albero. Dentro a due scatoloni c’era tutto quello che serviva. In quello del Presepe c’erano i personaggi che, con dovizia avevamo incartato l’anno prima. Erano di coccio, andavano sistemati con cura, se volevamo riutilizzarli. Finito il Presepe, preparavamo l’Albero.

Ogni anno, toccava comprare qualche palla nuova. Erano di vetro, bellissime, alcune decorate. Purtroppo, bastava poco e qualcuna si rompeva. La neve la facevamo con i batuffoli di ovatta. Inizialmente lo illuminavamo con le candeline, poi arrivarono le lucine. Noi bambini avevamo preparato la letterina con i brillantini sulla facciata. All’interno c’erano scritte le buone promesse che facevamo al babbo. Sarò più buona, non farò arrabbiare la mamma, sarò sempre ubbidiente. La sera del ventiquattro, come ogni anno, i nostri babbi, fingevano di essere sorpresi di trovare la letterina sotto il suo piatto. Con tanto interesse leggevano le nostre parole. Poi, sempre noi bambini, uno alla volta, in piedi su di una sedia, recitavamo la poesia di Natale che la maestra ci aveva insegnato. Alla fine della nostra recita, tutti a battere le mani. Saranno stati davvero contenti di ascoltare quelle cantilene? Mah chissà. Oggi penso che loro, i grandi, facessero un fioretto per starci a sentire tutti. Eravamo in cinque! Poi iniziava la cena. Quante cose buone aveva preparato la nonna! Anche io ho preparato quello che piace a loro. Tra le varie cose, anche il baccalà impastellato e fritto, i maccheroni con le noci – rigorosamente fatte a mano con il mattarello – i pangialli. Tutto realizzato con le ricette che mi ha lasciato la mia nonna. Si cominciava a cenare intorno le ore 20, noi bambini volevamo avere il tempo per fare una tombolata prima di andare a messa. La nonna non amava gli sprechi, per questo tutti gli anni ripeteva che le cartelle dovevano costare poco. – È divertimento mica gioco d’azzardo! – Per segnare i numeri che venivano estratti da un sacchetto fatto a mano, usavamo pezzetti di bucce dei mandarini. Lo zio, di tanto in tanto, abbinava dei riferimenti ai numeri che estraeva. 77 le gambe delle donne, 44 le carrozzette, 90 la paura. Quanto ci divertivamo! In prossimità della mezzanotte, si toglieva tutto. Eravamo stati abituati a collaborare. Indossato cappello e cappotto, andavamo tutti insieme alla santa Messa. La nostra parrocchia era san Marco, visto che abitavamo chi in via san Luca, e chi in via del Pavone. Don Sante, il parroco, a noi bambini ci faceva mettere nei banchi davanti, ci voleva vedere tutti. Dentro la chiesa c’erano varie candele accese, e un forte profumo di incenso. La Messa era in latino, così come le preghiere. A mezzanotte, veniva scoperto il Bambinello sistemato sull’Altare. Gesù era nato!  A fine messa, dopo aver cantato, in fila, come in una processione, uscivamo dalla chiesa per ritornare nelle nostre case. Il prossimo incontro con tutti i familiari sarebbe stato per l’ora del pranzo del venticinque, sempre dalla nonna. Quest’anno sarà così anche da me, e ringrazio nostro Signore di averci dato questa possibilità. Lo scorso anno, siamo stati divisi a causa del virus. Spero si possa ripetere anche negli anni a seguire, liberi dal covid. Lo auguro a tutti, a tutto il mondo.

Buon Natale e buon principio di Anno Nuovo.

Rosanna De Marchi

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