Dark Light

Ok. Ve lo dico. Ha catturato da sempre la mia attenzione. Sono sempre stata attratta dalla sua eleganza. Un’eleganza con un non so che di aggressivo. Uno stile tutto suo. Solo suo. Diciamola tutta. Ho sempre avuto un debole per lei. E alla fine ho  ceduto. Quell’estate era arrivato il momento di condividere un pezzo di vita insieme. A dirla tutta, però, l’inizio di quella  convivenza, seppur pieno di entusiasmo, non fu proprio idilliaco. Un’esperienza diversa. Ma era così bella che in poco tempo mi sono adeguata. Era il 2010. Agosto. Avevo appena acquistato la mia Mini Cooper. Verde. Bella. Come l’avevo sempre desiderata. La macchina della libertà. Quella che mi ha portato lontano, non solo per i km macinati. Ho avuto tre macchine nella mia vita. E ognuna ha accompagnato e scandito una fase diversa. Il mio primo amore fu la cara vecchia Y10. Fire. La macchina dei sogni. Quelli che avevo a 20 anni. Mi ha portato in giro per quasi un decennio. La macchina dei giri con le amiche, delle sigarette fumate prima di andare a casa. Della musica ascoltata ad alto volume, soprattutto quella malinconica alla fine di qualche storia strampalata. La musica che arrivava dall’autoradio, quello pesante. Che ti portavi a casa o mettevi sotto il sedile per non fartelo fregare. La musica, quella delle “cassette”, quelle che compravi all’Underground o quelle che registravi a casa, inchiodata per ore su Radio Subasio ad aspettare che la sera, durante Per un’ora d’amore, o il pomeriggio, durante lo Schoolbox, passassero quella canzone che ti piaceva per poterla registrare, sperando che lo speaker non ci parlasse sopra. La macchina della prima volta in Sardegna, delle decine di rimozioni in divieto di sosta. La macchina della spensieratezza. Piansi tantissimo quando la portai a rottamare. Mi passò dopo qualche ora. La sera stessa tornai a casa con una Micra nera nuova di zecca. La macchina della stabilità, mentale e su strada. La macchina della mia prima volta a Fiumicino da sola, per volare a Parigi. Molti chilometri, per anni su tragitti conosciuti e ripetuti, musica soft incisa su cd, velocità di crociera costante e tabella di marcia senza troppi imprevisti. Anzi, a pensarci bene un imprevisto c’è stato. Ed è bastato quello per metterla fuori uso, mentre era parcheggiata, di notte. Presa in pieno da qualcuno un po’ distratto. Da quel trauma non si riprese più. E dopo poco è arrivata “lei”. Ne ero innamorata da sempre. Proprio di quel modello. Bella! Aveva i suoi anni, ma se li portava bene. E da lì a poco, quella stabilità degli anni precedenti, soprattutto quella mentale, iniziò a perdere colpi. Non certo per colpa sua. 34 anni o poco più e la cosciente incoscienza di chi aveva voglia di leggerezza. Col piede sull’acceleratore, i finestrini abbassati e quella canzone a tutto volume, per sentirtela meglio addosso, dedicarla nella tua mente a qualcuno o cantarla solo perché ti metteva allegria. Erano gli anni in cui me ne fregavo della compagnia. Entravo fiera nella mia taglia 42. Gli anni che stavo bene da sola, insieme a un buon libro in spiaggia, o con la mia musica sull’iPod. Erano gli anni in cui mi sentivo libera. Da tutto e da tutti. Gli anni in cui improvvisavo le mie giornate. Gli anni con la testa tra le nuvole, seppur decisa e determinata nelle mie scelte e con i piedi ben piantati a terra. Un po’ come la mia cara vecchia Mini. Non mi ha mai lasciato a piedi. O meglio, una volta lo ha fatto. Ma non è stata colpa sua. Ho solo calcolato male le distanze con il distributore di benzina. Ero come sempre in ritardo e gli amici mi aspettavano. Niente. Sono rimasta a piedi e mi ha soccorso la mia amica Eleonora, che invano aspettava il mio arrivo per andare al mare. Così come non è stata colpa della mia Mini le altre sei/sette volte che è stata rimossa. E chi se le scorda. Soprattutto una. Quella di piazza della Rocca con il raduno delle 500. La mia Mini mi ha portato ovunque. Anche nei miei fuori programma di ordinaria follia decisi nel giro di pochi minuti. Come quella volta. Quella sera d’autunno del 2014.

Dieci giorni fa una decisione importante. Era ora. Veramente lo era già da un bel pezzo. Ma rimandavo ogni volta. Ora era giunto davvero il momento di separarci.

E in un istante mi sono ritrovata con qualche lacrimuccia agli occhi. Anche  questa volta. Sia quando il carroattrezzi l’ha portata via davanti a me, sia quando l’ho lasciata definitivamente al rottamatore.

Eh, preferisco chiamarlo così perché sfasciacarrozze mi sa ancora più triste. Sfascia carrozze. Mannaggia a me. Ogni volta che mi devo separare da qualcosa è ‘sta storia. E nemmeno mi sento scema. Mi succede e basta. Poi accuso il colpo e via. E aspetto che mi passi.

Ancora oggi, se ripenso alla mia Mini, sì, alla mia Mini, perché io le macchine le ho sempre chiamate per nome. Dicevo, se ripenso alla mia Mini, mi torna in mente un bellissimo periodo della mia vita. Anni che restano, nonostante il passare del tempo. Sto scrivendo questo racconto e coincidenza ha voluto che dalla radio irrompessero le note di Treasure di Bruno Mars. Ecco. Quello che ci voleva. Una specie di teletrasporto che mi ha riportato all’estate del 2013. Se ci pensi, con una macchina ci condividi un percorso, più o meno lungo. Ed io con la mia Mini ci ho condiviso gli anni più belli della mia maturità più incosciente. Gli anni più belli della mia vita precedente. Sapevo già che le avrei dedicato uno due miei racconti. L’ho capito quella stessa mattina, nello stesso momento in cui, dopo diversi mesi, ho riaperto quello sportello per togliere tutte le cose che erano rimaste dietro il sedile e nel cassettino sotto il cruscotto. Non mi decidevo a scendere.

Ma è solo un pezzo di ferro, direte voi. Lo so. Ma anche a un pezzo di ferro ti ci puoi affezionare. Ancor di più se a ripensarci sorridi e ti vengono in mente bei ricordi, o addirittura una storia da scrivere. E allora sì, è giusto dedicarle un po’ di tempo. E so già cosa state pensando anche voi. Pensate che ‘sta storia, la mia cara vecchia Mini, se l’è merita davvero tutta❤️

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Related Posts

Buon Natale

Ad aprire questa rubrica natalizia è l’artista Lidia Bachis. Hanno provato ad abolirlo, l’augurio nientemeno, Buon Natale, troppo…