Ciao Cristì,
mi incontri e me fai: “Ti andrebbe di raccontarmi il tuo Natale de ‘na volta?”
Beh se la mettiamo così ti posso raccontare il mio Natale sì, ma quello “de’ più de ‘na vorta!”
So’ nato sotto la RSI (Repubblica Sociale Italiana) e sì che li ho visti di Natali, e qualche quadretto di quando ero giovane te lo propongo! Te po’ annà bene? Allora ‘ncominciamo.
L’effetto che ‘n se pò capì né tanto meno spiegà era ‘l clima de silenzio che tutt’attorno c’era ‘na vorta pe’ Natale! Le piazze, le vie erano piene de silenzio tanto che se poteva sentì quello che succedeva drento le case de li cristiani, tanto c’era ‘l silenzio!
Né una machina, né una luce che potesse disturbare la pace per le strade. Di tanto in tanto usciva dalle finestre qualche canzone di Luciano Tajoli o di Giorgio Consolini dalle nuove apparecchiature radio marcate a quei tempi quasi tutti CGE (Compagnia Generale di Elettricità), che è stata in attività fino a tutto l’anno 2000.
Ci si incontrava e ci salutavamo tutti: Buon Natale! (no che auguri, augurissimi, tante cose belle… Ma de che?) Buon Natale! Solo Buon Natale!
Si preparava il presepio già da dopo la Madonna (8 dicembre), si andava a fare il vellutino “sù pe la montagna” vicino al convento dei frati, si proprio lì “ ‘ndo c’era la fontanella d’acqua fresca”; arrivati a casa si stendeva sopra il mobile del tinello, ci si mettevano ‘l pupazze, du casette de cartone una pozza d’acqua fatta cò la carta stagnola, tre ochette, un pastore co’ le pecore e le montagne e la grotta fatte co’ la carta marroncina del pane schizzata co’ la vernice verde comprata a via Saffi da la Costantini – donna educatissima, altissima, biondissima, bellissima”. Tutto qui.
Le lucette? Ma quale luce, al massimo dietro la capanna una lampadina “da 15”, piccola sennó consumava…
L’albero? Ma che albero! Era una prerogativa di pochi in quel periodo!
Il giorno della vigilia a casa li profumi c’erano da buttà via.
Il profumo (più fumo che pro…) del baccalà che se stava a “coce” sulla stufa si confondeva con il profumo dell’anguilla e dei “maccheroni co’ le noci” che però si potevano mangiare solo dopo la messa oppure domani, giorno del 25, insieme ai pangialli.
Poi tutti ‘ntorno al tavolino pe fà divertì e fà sta zitti li fiji, a giocà a tombola, se copriveno li nummeri o co’ li facioli o co’ li pezzetti de scorza de mandarino; e che premi!
ambo: un mandarino;
quaterna: un mandarino e un’arancia;
cinquina: 10 callaroste
tombola: un pezzetto di cioccolata bicolore e dù signorine (le famose muuu).
E poi tutti a messa.
In chiesa, tutta piena, entravano a sinistra le donne tutte col velo nero su la testa e a destra tutti gli uomini e i ragazzi.
“Che freddo regà!” Tutti imbacuccati, col vestito nuovo (beh vestito!). Un paio di calzoni di fustagno verdi, una camicetta di flanella a quadri e un cappottino tanto, ma tanto “ino” “simil Ermenegildo Zegna” e un paio di guanti di lana fatti all’uncinetto dalla mamma, con un solo dito.
“Il cappello? Non era in nomenclatura!” La mattina di Natale ci si alzava un po’ tardino, ancora ricordo per tutta casa il profumo del mistrà che mio padre metteva nel suo caffè! Sì perché a Natale, e solo per Natale, si beveva il caffè con il mistrà! Poi due passi per il Corso e dopo tutti intorno al tavolino per le grandi libagioni. Pasta di casa tagliata di fresco (la sfoglia era stesa sul lettone della mamma già dalle prime ore del mattino, coperta con un lenzuolo, si doveve asciugare!) e il sugo, quello buono fatto dalla nonna, pollo arrosto con patate, maccheroni con le noci pangiallo e…. E poi? E poi che altro voi?
Nel pomeriggio del 25 tutti a visitare i presepi nelle chiese, quanto erano belli…
E a sera come per incanto si ripeteva la stessa storia della vigilia: tombola e alla fine tutti a letto! Che belle feste che culminavano con la Befana!
– La befania tutte le feste porta via –
Ancora ricordo la tremarella che mi prendeva la sera del 5 gennaio… Ogni rumore in casa mi sembrava catastrofico!
Che regali!!!! Il triciclo di legno color blu chiaro con il sellino rosso, la calza nera lunga della nonna che nascondeva cioccolata, caramelle, e i famosi mandarini!!! E poi il carbone… Quello vero! E allora giù pianti a non finire!!! Ma io sono stato buono!!!
“Ms qualche marachella l’hai pur fatta” mi ripeteva la mamma, e mi stringeva tra le sue braccia per consolarmi; ripensando, col senno del poi, mica aveva tutti i torti!
A la Befana? Che ricordi indimenticabili, ma questa è storia recente. Attorno ai “tamburi” delle guardie (vigili urbani) – (tamburi dove si mettevano per dirigere il traffico), in piazza del Comune, piazza Verdi e fuori porta Fiorentina, venivano messi tanti regali fatti dai commercianti a dimostrazione dell’affetto e del rispetto reciproco tra le forze dell’ordine e il privato cittadino.
Che dire? Mi sa che sono cambiati i tempi?Allora Buon Natale!!
Bruno Mencarelli