Oggi è Michela Di Pietro a raccontarci il suo Natale de ‘na volta. Giornalista per La Fune, il suo racconto profuma di biscotti e zucchero filato. Leggiamolo insieme.
Scrivo queste righe e già sento nell’aria il profumo dei biscotti alla cannella e il crepitio della legna che arde nel piccolo camino di casa. Pensare e soprattutto raccontare il Natale non può prescindere da questi due minuscoli momenti che trovano nell’olfatto l’emozione giusta per mostrarsi al mondo. Mentre con la mente, apro ad uno ad uno i cassetti della memoria, per andare a ricercare qualche ricordo perduto o solo magari nascosto, non posso non tornare ai giorni della scuola quando dicembre voleva dire addobbare la classe, preparare canzoni da cantare tutti insieme e sbattere le uova “forte forte con energia” come diceva la nonna per preparate un dolce da gustare al rientro di mio padre dal lavoro. In casa Di Pietro non poteva un Natale senza biscotti fatti in casa e canzoni con musichette scampanellanti già dalle prime ore dalla mattina. Fin da piccola, prima della festa dell’Immacolata, era d’obbligo girare per negozi a cercare il nuovo stampo per biscotti, gli stessi biscotti che servivano sempre come chiudi pacco per tutti i regali. Un pacchetto, un biscotto era la formula per tutti gli amici.
Se ripercorro la mia infanzia ripensando al Natale, la scuola elementare e gli amici di quel periodo non possono mancare. Protagonisti incontrastati di pomeriggi di dicembre un po’ freddi, ma sempre trascorsi senza sciarpa e cappello nel grande giardino del palazzo dove abitavo. L’appuntamento di noi bambini non era scandito da nessun orologio, nessuno che ci veniva a ricordare che era finita l’ora dei compiti e che si poteva scendere a giocare, l’unica cosa sempre costante in quei pomeriggi pieni d’avventura, erano le voci delle mamme che dai balconi ormai col buio, ci ricordavano che bisognava rincasare. I muretti, i piccoli spazi verdi dove potersi sedere, le siepi di pungitopo e gli androni dei portoni, diventavano ogni pomeriggio un mondo fatato fatto di luci, palline di Natale, bancarelle di biscotti per niente simmetrici e, nei casi più fortunati, piccolo rifugi dove confezionare pacchetti con cianfrusaglie create da noi. Cianfrusaglie tanto inutili quanto importanti. Un spilla da balia diventava una medaglia e una molletta per capelli la corona più bella. La scuola era la regina che apriva la nostra mente e ci permetteva ogni giorno di inventare un gioco nuovo: le belle mattinate di dicembre passate sui banchi di scuola, aprivano la nostra mente ad una serie infinita di possibilità che rendevano poi i nostri giorni di festa ancora più ricchi di magia. 21/22/23 erano i giorni più impegnativi: tre giorni di assoluta dedizione ai preparativi alla festa più attesa dell’anno. A casa tutto profumava di biscotti e zucchero filato, l’albero di Natale sempre acceso, illuminava ogni più piccola attività, le carte da regalo dei pacchetti trionfavano fiere al centro del salotto. In cucina ci faceva compagnia il borbottare delle pentole sul fuoco, l’odore della cioccolata calda se c’era qualche visita. Il servizio da thè “buono” che si poteva usare solo per le occasioni importanti. Natale era guardare i film Disney la sera della vigilia, assaggiare di nascosto i tortellini crudi preparati dalla mamma e messi ad “asciugare” in cucina, togliere l’uvetta e i canditi dal panettone a merenda, scartare i regali di Natale con i miei amici e passeggiare per il centro la mattina del 26 quando “la casa deve prendere aria”. Preparare l’albero era l’occasione più attesa dell’anno, andare a cercare il muschio più bello in giardino o per strada, l’attività che aspettavamo tutto l’anno, cercare di non rompere le palline più belle la missione che ogni hanno puntualmente veniva persa. Crescere è stato un po’ perdere queste tradizioni, non ho più ritrovato il profumo dello zucchero filato che serviva per guarnire i biscotti. La frenesia della vita ha un po’ appannato il vetro, ha frastagliato i contorni, ma per fortuna esistono i ricordi e i bambini che possono sempre farci tornare indietro semplicemente canticchiando una canzoncina di Natale.
Michela Di Pietro