Il mio primo ricordo del Trasporto della Macchina di Santa Rosa risale a quando avevo circa dieci anni. È un’immagine nitida che emerge in mezzo a ricordi sfocati legati alle macchine Una Rosa per il 2000 e Fiore del Cielo.
Mia madre lavorava in uno studio di avvocati sopra il celebre Caffè Schenardi, su Corso Italia. Da quel portone, che la Macchina sfiorava al suo passaggio, mi affacciavo a guardare. Ricordo la fila dei Facchini, così vicini a me, impegnati in uno sforzo che ai miei occhi di bambino appariva quasi disumano. Io, piccolo, li vedevo a pochi centimetri, mentre portavano quella torre luminosa e gloriosa, e provai un senso di stupore che non ho mai dimenticato.
Negli anni la mia storia con Santa Rosa è cambiata. Quando ho intrapreso la mia professione, mossa dalla passione, Santa Rosa è diventata un desiderio inespresso: non sapevo come, ma dentro di me sentivo che un giorno avrei trovato il modo di raccontarla. Ho sempre guardato con ammirazione gli uomini che hanno dedicato la loro vita a questa tradizione: i costruttori come i Fiorillo, l’ideatore Raffaele Ascenzi, il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini. Figure che per me erano punti di riferimento.
Ho ricordi vivissimi di Fiore del Cielo e di Gloria, macchine stupende che associo agli anni più belli e spensierati. Poi arrivò il fermo del Covid. In quel periodo, per lavoro, ebbi l’occasione di intervistare alcune di quelle figure che tanto ammiravano da lontano. Fu un incontro vero, emozionale: ascoltare quanto bruciasse nei loro cuori la mancanza del trasporto mi fece comprendere ancora più a fondo quanto questa festa sia radicata nell’anima della città.
Il momento decisivo arrivò nel 2024, quando ho avuto la possibilità di raccontare la nascita di una nuova Macchina, Dies Natalis. È stato un viaggio di quattro mesi, vissuto a stretto contatto con chi porta avanti questa tradizione con passione e sacrificio.
Ho seguito ogni fase: dal traliccio interno invisibile al montaggio dei blocchi, dall’illuminazione alle parti allegoriche. Ma soprattutto ho raccolto le storie di chi la crea e la vive. In quei mesi ho visto una comunità intera stringersi intorno alla festa più bella.
Nel 2025, anno giubilare, l’11 aprile, un messaggio inatteso: l’invito del presidente Mecarini a entrare nel Sodalizio dei Facchini. In quell’istante, i punti che avevo tracciato negli anni si sono uniti. È stato un mix di incredulità e orgoglio.

Lo scorso 3 Settembre ho avuto l’onore di essere sotto la Macchina per il secondo trasporto di Dies Natalis come videomaker ufficiale. Santa Rosa è diventata una parte intima della mia vita e del mio lavoro.
Perché questa Macchina non la sollevi per te stesso. Non è la tua forza né il tuo coraggio a farlo. È la storia di centinaia di persone che, guardandola, ritrovano sollievo all’anima. Ognuno porta un dolore, un ricordo, un rimpianto. Quella sera, quel peso viene raccolto e portato dai Facchini, uomini che spesso nessuno vede, nascosti sotto la Macchina, senza un grazie. Ma è anche grazie a loro che un popolo intero ritrova la propria identità e la propria speranza.
I miei ricordi con Santa Rosa li porto dentro da sempre. Altri spero di scriverli ancora. Perché questo viaggio è bellissimo. E, per me, è appena iniziato.
Gianmarco Carvone