Dark Light

C’erano anni che iniziavano piano e finivano con un boato. Il 1978 fu uno di quelli. Tutti pronti ed entusiasti per il pranzo dei 100 giorni all’esame, quella mattina del 16 marzo 1978, quando all’improvviso alla radio iniziarono a parlare di un attentato, di un uomo politico importantissimo rapito. Aldo Moro. Lo avevano sequestrato le Brigate Rosse. Ricordo il silenzio improvviso, il nostro entusiasmo che per un attimo si abbassò di colpo, come se qualcuno avesse spento la vivacità della nostra giovinezza. Ma poi, come succede a diciotto anni, tornammo a ridere. Il pranzo per i cento giorni all’esame non si poteva certo annullare. Sedemmo a tavola, tutti insieme, a metà tra l’euforia e l’incoscienza. Presenti molti docenti, i professori Montemari, Grattarola, Paolillo, Goracci, Palmisano, i quali per un momento abbandonarono il loro aplomb dandosi alle risate e alle libagioni. Era un’Italia difficile, ma come canta Bryan Adams, we were young, wild and free…

Quell’estate lavoravo come bagnino (pardon, assistente bagnanti) alle terme. L’odore dell’acqua sulfurea nell’aria, il sole che rifletteva sulla piscina, le risate dei bambini. Più che studiare, mi bastava guardare l’azzurro del cielo per sentirmi vivo. Eppure l’esame incombeva, come una nuvola distante ma in movimento.

Agli scritti uscì Italiano — per fortuna — e tecnica bancaria. Mi aggrappai al tema come a una tavola di salvezza. Raccontai qualcosa di vero, di sentito, come si fa quando si vuole essere convincenti ma non si ha molto da dire. Me la cavai. Tecnica bancaria invece… diciamo che passò in secondo piano rispetto alla bellezza dei pomeriggi estivi.

L’orale era fissato per il 20 luglio. Nei giorni precedenti ero stato a vedere qualche esame dei miei compagni di classe, i più bravi, Paola, Marco, Elio, Serena e ebbi un momento di sconforto dicendo a me stesso: “mo che je racconto io?”.

Mi risollevai assistendo all’orale di Sergio, uno scansafrulloni al par mi, il quale, sfoderando la sua innata logorrea, tra una supercazzola e un’altra se la cavò. La sera prima del mio orale, invece di ripassare italiano e diritto, abbandonati i libri in camera, rimasi in salotto con mio padre a guardare la tv. C’era un incontro di boxe per il titolo europeo, Angelo Jacopucci contro Alan Minter. L’angelo biondo di Tarquinia, lo chiamavano. Combatté come un leone, ma alla dodicesima ripresa andò giù. Rimase al tappeto. Tre giorni dopo, Angelo Jacopucci, Briggetto per gli amici, morì per i colpi riportati durate il combattimento.

Fu uno di quei momenti che ti segnano, anche se sei solo uno spettatore. Come se il mondo degli adulti ti avesse lanciato un avvertimento: la vita può essere feroce.

Il giorno dopo mi presentai all’orale confidando nella buona sorte con una  preparazione piuttosto approssimativa. Ma parlai, dissi la mia, mi arrampicai tra le parole e le frasi fatte, con quella faccia da bravo ragazzo che spesso salva più di un’interrogazione. Anche lì, me la cavai, meglio in diritto che in italiano, per essere sinceri.

A fine luglio arrivò il verdetto: maturo, con una votazione più che sufficiente.

E poi arrivò il pieno dell’estate vera, quella senza più pensieri rivolti all’esame. Le giornate alla piscina delle terme sembravano infinite. Le ore si scioglievano nel sole, tra il rumore dell’acqua, il profumo delle creme solari, gli schiamazzi dei ragazzacci e dei militari della vicina VAM che arrivavano in piscina a frotte, le bellezze viterbesi in bikini. Ero libero. Era il primo assaggio di vita adulta, ma ancora col sapore dolce dell’adolescenza.

Alle superiori non ero stato un grande studioso, è la verità, ma all’università mi riscattai, eccome. Tuttavia gli esami veri non sono quelli davanti a una commissione che non sospetta neanche della tua esistenza, gli esami veri sono quelli che la vita ti mette di fronte.

Il 1978, con i suoi contrasti, i drammi, le svolte, fu l’anno in cui smisi di essere un ragazzo per diventare, passo dopo passo, adulto. Fu l’anno in cui imparai a guardare avanti senza dimenticare il bello che avevo appena vissuto e iniziai la vera vita con una diversa consapevolezza, una vita  che cominciai proprio allora ad assaporare e ad amare.

Massimo Mecarini 

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