La notte prima degli esami è unica e irripetibile e rimane custodita nei nostri cuori tra i ricordi più belli della vita. La mia notte prima degli esami fu nel 1991. Ero un discreto studente di Ragioneria, e, come i miei compagni, vivevamo gli ultimi giorni di scuola pieni di tensioni, ansie e vani tentativi di pronosticare gli argomenti delle prove scritte. Ammetto che ero abbastanza stressato, per cui avevo deciso di trascorrerla a casa, cercando di rilassarmi e riposare per essere in forma il giorno dopo, quando avremmo affrontato la prima prova, quella dello scritto di italiano. Il tema più importante di tutti. Più ci pensavo e più inventavo titoli e argomenti che spaziavano dall’attualità, alla letteratura, la politica ecc. Ma più ci provavo e più la confusione aumentava. All’epoca non c’era internet e quindi niente google, social media, condivisioni, dirette; tutto era più lento e artigianale. Si comunicava con il telefono di casa che, verso l’ora di cena, cominciò a squillare. “Pronto Robè, ciao sono Claudia. Devo dirti una cosa ma giurami di non dirla a nessuno. Mi ha chiamato mia cugina che conosce una che è sposata con un tizio che lavora al provveditorato che le ha detto che il tema di domani sarà sulla guerra in Bosnia. Preparati la traccia, però, per favore, non dirlo a nessuno. Adesso ti saluto che vado a scrivere….”. Non faccio in tempo a riattaccare che il telefono torna a squillare. Era Emiliano che mi dava in esclusiva il titolo del tema su Ungaretti. Dopo cena arrivarono altre telefonate con le quali mi venivano comunicati in esclusiva diversi titoli di temi su argomenti di storia, politica, letteratura e attualità. Tutti conoscevano qualcuno ben informato che aveva in esclusiva la dritta direttamente dal ministero. Se all’inizio ero quasi pronto a credere al tema sulla guerra nei Balcani, le successive telefonate mi avevano convinto che si stava tirando a indovinare. Quindi misi sul giradischi l’album dei REM Out of Time (che conteneva la canzone “Losing my religion”) e cercai di non pensare più all’esame. C’ero quasi riuscito quando il telefono squillò nuovamente. Era Cristiano. Lo interruppi ai saluti dicendogli che già avevo avuto in esclusiva 5 o 6 titoli di temi e che me li stavo scrivendo nei rotolini di carta per infilarli nella cartucciera (chi ha la mia età sa di cosa parlo). Lui rimase in silenzio un secondo e poi mi disse: “sono insieme ad Ezio. Volevamo dirti di uscire un pò perchè non riusciamo a stare a casa”. Fine dei buoni propositi. Dopo 10 minuti eravamo in macchina con lo stereo a palla diretti ad Anguillara Sabazia dove ci aspettavano alcuni amici in un Pub. Tra risate, chiacchiere e bevute si fece notte fonda. Quando infilai la chiave nella serratura della porta di casa erano le quattro. Appena accesa la luce mi trovai faccia a faccia con mia madre. Per placarla dovetti inventare la storia assurda di Cristiano che aveva voluto per forza ripassare e poi non ci eravamo resi conto dell’ora, ecc ecc. Non ho mai saputo se se la bevve veramente o se preferì sorvolare. Entrato in camera, mi accorsi che da lì a tre ore mi sarei dovuto svegliare. Realizzai che ormai la mia notte prima degli esami era diventata una mattina prima degli esami. Doccia, barba, colazione abbondante, 20 minuti per fare il nodo alla cravatta (a quei tempi si metteva per le occasioni speciali) e soprattutto occhiali da sole e via a scuola. Riuscii a scrivere qualcosa solo intorno alle 10:00. Indovinate l’argomento del tema? La guerra in Bosnia!!! Questa è stata la mia notte prima degli esami. Dopo 34 anni la ricordo come se stessi guardando un film: la storia di tre amici (lo siamo ancora oggi) troppo incoscienti o troppo folli per prendere sul serio uno dei momenti epocali della loro vita. Spero vi sia piaciuta e che magari vi abbia aiutato a ricordare la vostra. Vi chiedo solo una cortesia: non raccontatela a mio figlio, che sta facendo la maturità in questi giorni.
Roberto Bellucci