Dark Light

La mia infanzia è stata a Pisa, felice, dorata, circondata da tanti zii e cugini, racchiusa all’interno della famiglia paterna, di origini meridionali.

I miei nonni vivevano fuori città, all’interno dell’azienda agraria di cui mio nonno era direttore. Abitavano una parte dell’antica casa patronale, nella quale il fulcro era un salone, che nei miei ricordi di seienne rivedo enorme.

Da buona famiglia dal sud, il momento del convivio familiare natalizio era la sera della vigilia. Nei ricordi spiccano le piastrelle ottagonali rosse e nere, il grande lampadario dorato, il tavolo apparecchiato con cura, ma soprattutto il grande albero, grandissimo, sotto il quale noi bambini ci aggiravamo per tutta la sera, in attesa di quel momento che, per noi, arrivava sempre tardi.

I regali, a detta di mia nonna, li portava Gesù Bambinoe questo creava una certa confusione con altre informazioni che noi reperivamo a scuola tra i nostri coetanei -, e quei regali, appunto, si aprivano improrogabilmente dopo cena. L’attesa era resa ancora più lunga dal protrarsi delle chiacchiere degli adulti a tavola: chiacchiere che, riflettooggi, erano di figli, madri e padri, che amavano stare insieme, che amavano godersi quelle occasioni per confrontarsi, ridere, mentre tra loro si passavano lo schiaccianoci o il vassoio dei datteri, o un bicchierino di liquore fatto in casa, o gli immancabili mandarini: profumatissimi e succosi, venivano sbucciati con indolente e giocosa lentezza dai grandi, assolutamente indifferenti alla nostra smania che il tempo passasse più in fretta possibile e si arrivasse all’agognato scarto dei regali.  Non era ancora il tempo in cui i bambini dettavano le regole: non c’era altra possibilità contemplata che quella dell’attesa, lunga e implacabile.

E forse il ricordo più tenero è proprio lì, sotto quell’enorme abete luccicante. Lì, protetti dai rami come da una casa magica – mio fratello, io, i miei cugini – potevamo sognare che dentro quei pacchi ci fosse qualunque cosa. Vietatissimo aprire prima del tempo: sfioravamo quelle carte colorate, quei fiocchi, cercando di indovinare il contenuto, nel momento perfetto in cui tutto era possibile. Se ci penso ora, in realtà non ricordo neanche uno dei regali ricevuti in quegli anni, ma la magia di quei momenti sospesi, di quegli occhi spalancati, di quella sorpresa imminente ma ancora da vivere: quella magia è ancora tutta dentro di me.

Vera Anelli

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