Mamma e papà venivano sempre da un periodo di lavoro intenso e gli ultimi giorni prima del Natale, io e mia sorella, li vedevamo davvero poco. Quando arrivava il 24 però.. gli odori avvolgevano la casa, i parenti cominciavano ad arrivare il pomeriggio presto, qualcuno aiutava nei preparativi, altri giocavano a sette e mezzo, noi bambini volevamo unirci al ‘gioco dei grandi’ e quando venivi accontentato… era lì che cominciavano le feste per noi.
Gli addobbi, i pacchi sotto l’albero. Eppure credevamo che a mezzanotte sarebbe passato un uomo barbuto vestito di bianco, che ne avrebbe lasciati degli altri solo per noi. E spesso era il nostro vicino che ne faceva le veci… bussando alla porta lasciando un sacco di iuta pieno di regali.
In realtà la mezzanotte non è mai arrivata, la nostra giovane età e papà che il giorno dopo si sarebbe dovuto alzare presto facevano si che Babbo Natale passasse per le 10. I dolci non sono mai mancati nel periodo di Natale. Pandoro, panettone e torrone, ma soprattutto il pangiallo, papà sosteneva che nessuno a Viterbo lo facesse buono come il suo. E chissà, magari era anche vero. Il giorno dopo la sveglia era presto, dovevamo giocare coi giochi nuovi! Poi arrivavano i parenti e si stava insieme per tutto il giorno. Una full immersion di cibo e giochi, ma soprattutto era il giorno della pasta con le noci di zia Aristea.
Eravamo felici.
Virginio Casantini